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Le sei regole della longevità, spiegate da chi, in tal senso, ne sa qualcosa…

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Un’esperienza lunga… un secolo, quella del dottor Shigeaki Hinohara. Il medico giapponese – buffo a dirsi – o forse previo del rodaggio diretto, si è sempre chiesto cosa renda le persone più longeve. Ebbene, i suoi 105 anni, forse, non avranno suggellato una risposta definitiva, ma testimoniano una serie di suggerimenti, che potrebbero risultare utili anche per noi.

Andiamo a vedere di cosa si tratta…


Essere positivi è il miglior antidolorifico

Punto primo, Hinohara non ha perso tempo in lamentele. Quando si è trattato di affrontare il dolore, piuttosto, si è ispirato alla saggezza dei bambini, che spesso – dopo aver pianto un po’ – dimenticano il disagio, distraendosi con il gioco.

Ridere, dunque, innesca una serie di comportamenti, nel corpo, dagli effetti decisamente positivi. Si riducono gli ormoni dello stress e aumenta il flusso di cellule immunitarie e anticorpi.

Dunque, la risata è la migliore medicina, per davvero.


Non dare eccessivo peso ai beni materiali

Spesso, i ricordi più preziosi provengono da quel che ci accade. È stato dimostrato che quella che consideriamo, comunemente, felicità stanzia sulla nostra messa in discussione; poco deve al possesso di beni materiali. Essere coinvolti in un progetto, magari condiviso, ci arricchisce, più di ogni altra cosa.

E in effetti, una volta arrivati al dunque, come ci ricorda l’avveduto dottore: “non puoi portare con te nessuna delle tue cose”.


Tenersi in forma con i gesti quotidiani

L’attività fisica regolare: eccolo il litemotiv per rimanere in salute, dagli otto agli ottanta anni. Per i muscoli vale la formula: “usali o perdili “, esattamente come per le cellule cerebrali.

Ci siamo evoluti, grazie alla caccia, camminando fino a 12 miglia al giorno. I corpi si sono ridisegnati – con esercizio fisico regolare e moderato – più tonici e sani. Non siamo progettati per rimanere incollati alla scrivania.

Con la sedentarietà i muscoli – per così dire – si afflosciano. Il movimento regolare è alla base della produzione di BDNF, vale a dire la proteina responsabile della creazione e dello sviluppo di nuove cellule cerebrali.

Hinohara, a tal proposito, ha sottolineato l’importanza di una moderata attività fisica quotidiana. Camminare, usare le scale, portare la spesa… sono tutte azioni che fanno parte di un costante rito anti-invecchiamento.


Mangiare moderatamente

La gola è e sempre resterà un peccato, di cui il corpo paga gli effetti collaterali. Il Dottore avverte di non ‘strafogarsi’; portare peso inutile – a sua detta – non conviene.

L’accumulo di grasso, anzi, è foriero di malattie. 

Ciò non vuol dire privazione, ma si traduce nella ‘giusta misura’, un po’ come consigliavano i Latini.


Chirurgia: ultima ratio

Nonostante sia il suo lavoro, Hinohara sconsiglia di ascoltare sempre il medico e… di non andare sotto i ferri, qualora non sia strettamente necessario.

Come prassi nella filosofia orientale, sono numerose le occasioni in cui la cura non richiede necessariamente un intervento chirurgico.

La via del buon senso è sempre la meno gravosa.


Crearsi una ragione per cui andare avanti

Hinohara ha osservato che, sovente, quando le persone si ritirano a vita privata, si fermano. Gli appuntamenti si riduco, improvvisamente, e ci si ritrova, di colpo, inattivi.

Da giovani, si pianifica in continuazione: impegni di lavoro, incontri…

Quando si arriva a smettere, si tende inconsciamente a lasciarsi andare. Rallentare non significa ‘arrendersi’. Un tocco di spontaneità e un atteggiamento flessibile sono un toccasana. Ma organizzare il tempo da dedicare alle passeggiate, agli hobby, agli affetti… costituisce la chiave della longevità.

“Se devi ritirarti, fallo dopo i 65”

Del resto, l’età pensionabile – 65 anni, appunto – è stata fissata, nel momento in cui l’aspettativa di vita, in media, era di 68 anni. Oggi come oggi, si aggira intorno agli 80 anni.

Andare in pensione, un tempo, significava rilassarsi e trovare uno stile ‘a misura’, per affrontare il – breve – domani. Adesso rappresenta il passaggio verso un’altra esistenza, tutta ancora da riempire, dopo stagioni e stagioni di lavoro.

Chi si mantiene attivo, anche più in là, tende a vivere a lungo e in maniera soddisfacente. C’è tuttavia un segreto, in tutto questo, da non trascurare: sono più soddisfatti e longevi coloro che godono di quel che fanno.

Professare un’attività, un passatempo… che si ama è il vero passepartout.

Soprattutto, e questa è la lezione fondamentale: non perdere di vista lo scopo; il motivo per cui alzarsi la mattina e andare avanti, in particolare se coinvolge responsabilità o altre persone.

Una buona opzione all’astenia? Il volontariato. Tiene attiva la mente, l’organismo non ci esclude dai contatti sociali, senza però assorbirci del peso e dello stress, insiti in chi è preso a far carriera.

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