Gli infiniti misteri del sottosuolo…

Gli infiniti misteri del sottosuolo…

Non si finisce mai di conoscere ciò che, in apparenza, già ci è noto. Proprio così. L’ultima – in ordine di tempo – tra le scoperte scientifiche, porta alla luce misteriose ‘strutture’, nascoste all’interno del nostro Pianeta. Così, il cuore terrestre finisce per risultare assai più ignoto della superficie lunare, dal momento che, stabilita la crosta, nessuna esplorazione si mai è avventurata, al di là di qualche miglio.

Ad oggi, sappiamo che il campo magnetico della Terra che, tra le altre cose, ci protegge dalle radiazioni solari, è generato dal moto costante del nucleo. Un fenomeno, non ancora completamente esaustivo.

Del resto, approfondimenti e polemiche non sono mai mancati. Perfino la teoria della tettonica a zolle – spiegazione della deriva dei continenti, dietro i terremoti e le eruzioni vulcaniche – non fu accettata, se non al termine della prima Guerra Mondiale.

Quella piattaforma di cui nessuno sapeva

Dunque, si diceva, una mappatura, effettuata da un team di studiosi, presso l’Università del Maryland (Stati Uniti), ha prodotto risultati, a dir poco inaspettati. La squadra ha incrociato i dati di centinaia tra i maggiori terremoti, identificando una inattesa anatomia, presente sotto le Isole Marchesi, nell’Oceano Pacifico meridionale.

A “bassissima velocità” (ULVZ) – come da gergo scientifico – possiede un diametro di circa 620 miglia e uno spessore, di poco meno che 16 km: questo l’identikit dell’impianto. Non solo, uno simile, ma più ampio, è situato sotto le Isole Hawaii. Misteri, che restano esposti, per il momento, all’immaginario.

Su base ipotetica, potrebbe trattarsi – addirittura – degli effetti della titanica collisione tra la Terra e un oggetto sconosciuto di dimensioni simili a Marte, da cui ebbe origine il nostro satellite, oltre 4 miliardi di anni fa. Un’elaborazione, di certo, complessa, in cui da protagonista ha fatto un algoritmo – Sequencer – spesso adoperato per l’analisi degli smottamenti tellurici.

Una “firma geochimica primitiva“, la definiscono alcuni, chiaro segno degli esordi dell’attività del nostro Pianeta di residenza.

L’indagine precedente, altrettanto sofisticata, riguardava il foro più profondo, mai praticato: 40.230 piedi, queste le misure, al cui interno gli esperti sovietici rinvenirono fossili di plancton, ad oltre 4 miglia sotto il livello della superficie.

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