La storia di Arianna, la bambina “di legno”

La storia di Arianna, la bambina “di legno”

15 anni ed un corpo talmente rigido, da essere paragonabile a quello di un burattino. Ariananna vive intrappolata in se stessa, incredibile a dirsi, per via di una cura sbagliata.

Arianna Manzo è ormai adolescente, ma è da quando era piccolissima che deve fare i conti con una durissima condizione fisica, conseguenza di un’inefficienza medica. Il corpo, dilegno‘, è costantemente preda di forti dolori. Compromessi, tra l’altro, anche vista e udito. Nel 2019, la legge italiana ha condannato il Cardarelli, struttura ospedaliera che – in linea teorica – avrebbe dovuto assisterla. Tuttavia, da allora, non c’è stata ombra di risarcimento.

I genitori della ragazza, disperati, hanno deciso, dunque, di alzare la voce e, per farsi ascoltare, hanno scelto di farlo con con gli strumenti, pochi, a loro disposizione. Di qui, l’avvio di uno sciopero della fame.

Arianna Manzo, mai risarcita

Matilde Mamoli ed Eugenio Manzo, genitori della quindicenne, sono pronti a tutto, pur di difendere i diritti della figlia.

A soli tre mesi, la piccola è stata ricoverata presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli ed è qui che i medici decisero di sottoporla a sedazione prolungata, somministrandole un farmaco, sconsigliato per i bambini. Tant’è. Oggi Arianna non sente, è ipovedente e tetraplegica. Il suo sistema nervoso – in pratica – è andato in tilt.

In seguito all’accaduto, la famiglia – come prevedibile – ha ingaggiato una battaglia legale che, nel novembre del 2019, sembrava essere arrivata ad una svolta. Dopo un processo, durato ben 8 anni, l’Azienda Sanitaria è stata condannata, in primo grado, ad un sostanzioso risarcimento.

Fin qui tutto bene. Se non fosse che la Struttura ha presentato una richiesta di sospensiva del pagamento. Neppure un euro per i Manzo, nonostante il denaro serva, per pagare trattamenti e medicinali, atti a salvare la vita di Arianna.

Dal 25 giugno 2020, la Corte d’Appello di Salerno è in attesa di decidere riguardo al ricorso, presentato dal nosocomio, che avrebbe dovuto sborsare 3 milioni di euro.

“Così i genitori, ignorati anche dal presidente della Campania, Vincenzo De Luca, cui si erano rivolti, hanno preso la decisione estrema: si lasceranno morire“, si evince, dalle pagine dei rotocalchi. Non stupisce, dunque, che mamma e papà della ‘nostra’ abbiano intrapreso un ferreo sciopero della fame.

I genitori: “Vogliamo giustizia

Non abbiamo più nulla da perdere”, spiega Eugenio, che racconta dell’estrema precarietà in cui si gestiscono, marito e moglie, dal punto di vista economico. Io, ormai, dal 2005 non lavoro più, per prestare assistenza ad Arianna. E mia moglie lavora part-time, in una casa di cura per anziani (…)“.

Nonostante la sentenza fosse esecutiva, la vicenda si è conclusa in un nulla di fatto. E lo sconforto è stato ulteriormente aggravato dal lockdown. “Per noi è una grande gioia”. Parlano così, i genitori, di Arianna. “…però l’hanno rovinata. E’ entrata al Cardarelli che era una bambina come tutte le altre. E’ uscita che eccola qua: sta seduta su una sedia a rotelle. Per lei è tutto difficile, complicato, doloroso. Abbiamo aspettato tanto. Non ce la facciamo più. Vogliamo solo giustizia”.

Ora si attende il parere dei Giudici

“Il Cardarelli ha deciso di proporre appello. E’ un suo diritto, ma si tratta di una decisione moralmente e giuridicamente inaccettabile”, chiariscono i legali dei Manzo. “Avrebbe dovuto pagare, anticipare anche una parte della somma, ma non lo ha fatto. L’esecuzione della sentenza, inoltre, è stata ritardata dalla pandemia, praticamente un dramma nel dramma. E, dal 25 giugno, siamo in attesa di conoscere la decisione dei giudici, in merito all’istanza di sospensiva del pagamento del risarcimento”.

Ancora una volta una storia, quella riportata dalla cronanca, comune. I nomi ce li ha, ma potrebbero appartenere a chiunque. Tizio o tal altro, poco importa. Ad interessare, invece, è il livello di indifferenza della burocrazia, in termini generici – e di chi – più nel dettaglio – complice, volontario o meno, di un accaduto – stenta ad assumersene le respondsabilità, aggiungendo peso ad un dolore che è già potente di per sé. Che chiede, non potendo tornare indietro, di non essere esso stesso marionetta. Vi venire, almeno un poco, sollevato.

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