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‘Anche i ricchi piangono’

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Un tempo – a cavallo degli anni ’80 – rispondente al titolo in questione, esisteva una telenovela – messicane le origini – interpretata da Veronica Castro. Un feuiletton, che ha tenuto incollati al video, per ben 248 episodi, milioni di telespettatori, in tutto il mondo. Tanto da decretarne la ‘regina assoluta‘ del genere.

Un tempo, dicevamo… e, sia pur egregiamente scritta, si trattava di finzione. Oggi, invece, le lacrime sono vere. Si presentano con il sapore, un po’ salato e decisamente scomodo, di chi deve fare i conti con la soggettiva situazione – economica e non – e abitano il volto, pure, delle grandi Star hollywoodiane.

Rober de Niro nella celebre interpretazione in Taxi Driver – 1976

Tale è, perfino per il pluri premio Oscar Robert De Niro che, in tempi di Coronavirus, come molti, si dichiara ad un passo dalla banca rotta. L’attore, inaspettatamente, si trova sul lastrico – così riportano i giornali – finanziariamente consumato dal Covid-19… e dalla moglie. Anzi, ex.

Dopo 11 anni di matrimonio – che parafrasiamo come ‘burrascoso’ – Toro Scatenato si riappropria del ring ma, stavolta, siamo in Tribunale. A citarlo in giudizio è la ‘non più’ consorte – matrimonio terminato, nel 2018 – accusandolo di averle dimezzato la cifra, destinata agli alimenti: 50mila dolalri mensili, anziché i 100mila stabiliti. Grace Hightower – questo il nome della diretta interessata – avrebbe preteso l’adeguata spettanza ma… ‘nulla da fare‘, asseriscono gli avvocati del ragazzo, made in Little Itally.

Le entrate, per il 76enne, avrebbero subito un collasso – tra aprile e maggio – decimate dai risvolti della pandemia. Oltre 5 milioni di dollari svaniti – spiega l’avvocatessa, Caroline Krauss – tra prestiti da rimborsare, e la chiusura, totale o parziale, delle cosiddette attività ‘extra’: dalla catena di ristoranti Nobu – specializzata in sushi – al Greenwich Hotel.

Il Padrino – 1974

Non ha soldi“, recitano i legali. Tant’è che, con le banche, ha contratto una serie di debiti, per ottenere almeno i liquidi necessari a coprire le spese.

Nonostante i grossi guadagni, ha sempre speso più di quanto ricevesse. Perciò – ha, quindi, chiosato la difesa – questo robusto 76enne non può andare in pensione, perché non potrebbe più permettersi le sue enormi spese“.

Lapidaria, dal canto suo, la controparte: “Dubito che un uomo con un patrimonio di 500 milioni di dollari e che ne guadagna 30 l’anno, tutto ad un tratto abbia bisogno di dimezzare i finanziamenti e bandire la mia cliente dalla casa. L’idea che il signor De Niro stia stringendo la cinghia è senza senso. Sta usando la pandemia come scusa, per colpirla economicamente“.

Una sorta di Guerra dei Roses – per rivendicare il linguaggio cinematografico – quella che si appresta a combattere ‘il nostro Bob‘, immergendosi nei panni che, in quell’ormai lontano 1989, se non ne sancirono, quanto meno ne stigmatizzarono il successo, di Michael Douglas.

Una volta, nella vita, capita un film che ti fa sentire come se ti innamorassi di nuovo per la prima volta. Questo, non è quel film“. Recitava, sferzante, la tagline della pellicola.

Ora la storia si ripete, arricchendosi di colpi di scena. In base ad un accordo del 2004, De Niro deve, alla Hightower, un milione di dollari l’anno, a patto che il suo reddito superi i 15 milioni. Qualora i guadagni calino, anche la cifra è destinata a diminuire.

In medio stat virtus, sostenevano il Latini. Dundue, la faccenda si risolve, almeno per il momento, con una sentenza, dai toni salomonici. Dimezzata la mensilità, che si attesta a 50mila dollari, altri 75mila dovranno essere versati, da parte di De Niro, per la casa estiva, in favore dei figli.

Il talento sta nelle scelte“, citiamo, tra le massime pronunciate dal ragazzo, cresciuto nel Greenwich Village. Vedremo quali saranno le sue, in attesa di infarcire di un nuovo capitolo un processo che – stando ad un primo sguardo – non ha certo l’aria di voler terminare, a breve.

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