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IMMUNI: per saperne di più sull’app anti-Coronavirus…

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In seguito al Coronavirus, il Governo italiano ha deciso di proporre Immuni, l’app di ricerca dei contatti, per prevenire eventuali focolai. Vediamo più a fondo di cosa si tratta…

Immuni – ne si è precedentemente parlatoè un’applicazione per smartphone, con l’obiettivo specifico di informare gli utenti, entrati in contatto con persone risultate positive al virus. Responsabile, la Società milanese Bending Spoons, con l’immancabile supporto di Apple e Google. I due colossi tecnologici hanno collaborato, per rendere funzionali gli smartphone al contatto con il software di tracciamento. Vale anche la pena sottolineare la partecipazione, al progetto, di due Aziende, made in Italy: PagoPa e Sogei. Il primo, Istituito che presiede ai pagamenti digitali riguardanti la Pubblica Amministrazione, coordinerà il profilo. L’altro, invece, si occuperà dell’archiviazione digitale. 

Come funziona l’applicazione?

Immuni è un software intuitivo e non dipende dall’interazione. Richiede – cioè – unicamente la tecnologia Bluetooth, proprio come le cuffie wireless. Ma capiamo meglio…

Ogni giorno inserisce – casualmente – una chiave alfanumerica, che gli smartphone inviano per 15 minuti. Scaduta la chiave, Immuni fornisce – quindi – un nuovo codice.

Gli smartphone, dunque, ad una certa distanza l’uno dall’altro, possono scambiare i rispettivi codici tramite Bluetooth e registrare le informazioni sul dispositivo. Il telefono – in sostanza – tiene traccia dei codici alfanumerici casuali degli altri telefoni a cui ci si avvicina. Immuni è anche in  grado di monitorare la distanza tra gli smartphone, il che costituisce un enorme aiuto giacché, più le persone si avvicinano, più è probabile che il virus si diffonda.

Il sistema – va detto – rispetta attentamente tutte le leggi sulla privacy e sui dati personali e garantisce che le informazioni rimangano, opportunamente, anonime.

…per chiarire meglio

Immaginiamo che due ipotetici utenti, Paolo e Francesca, siedano su una panchina, nel parco. Ogni smartphone registra la chiave casuale dell’altro, tenendo traccia dell’incontro, della sua durata e della distanza tra gli utenti. 

Giorni dopo, Paolo inizia a sentirsi male e risulta positivo per COVID-19. Con la convalida di un operatore sanitario, Paolo ha la possibilità di caricare un codice crittografico su un server, che fornisce le sue chiavi Immuni.

D’altra parte, l’app di Francesca si collega al server, scaricando le cifre crittografiche dagli utenti infetti. Immuni opera una selezione, per verificare se esistano voci corrispondenti ai codici registrati negli ultimi giorni. In tal caso, il dispositivo notifica a Francesca che si è verificato un contatto rischioso, senza tuttavia rivelare dove o quando si è verificato.

I nostri dati sono al sicuro?

Attiva dal 15 giugno, fin’ora le statistiche indicano che solo 8 persone su 100 hanno scaricato l’app. Un enorme flop, insomma. Ma quali sono i motivi?

In primo luogo, il Consiglio dei Ministri ha mancato di trasparenza. Poche e confuse le informazioni, tanto da far sollevare il sopracciglio agli utenti. Una comunicazione più aperta avrebbe, senza dubbio, incentivato anche la fiducia.

In secondo luogo, in molti rimangono preoccupati per la privacy. Le teorie della cospirazione si sono susseguite, seminando incertezza. Non ultima, tra le voci, quella di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: “si tratta di un business dei dati personali“, ha sentenziato.

Affermazione fuorviante, affatto attendibile. L’Autorità italiana per la privacy ha dato il via libera all’applicazione, poiché il trattamento dei dati è ben custodito. Il doppio sistema di crittografia e chiavi consente un livello eccezionale di protezione. E, dietro la faccenda, non si nasconde alcuna multinazionale a caccia, magari, di facili guadagni.

Ecco perché Immuni può realmente spianare la strada ad un sistema di tracciamento dei contatti, il cui focus si basi sul monitoraggio dei cittadini infetti e delle loro relazioni. Similmente a quanto accade altrove, dovremmo pertanto superare diffidenza e pigrizia e scaricare l’app. Più siamo, più efficace si rivela il sistema.

LEGGI ANCHE: Manovre da Coronavirus: dallo smart working ad ‘Immuni’. E adesso, anche l’ipotesi ‘braccialetti’

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