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B&B senza turisti? Ora, a Napoli, sono case a luci rosse

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Ancora una volta ci distinguiamo, noi abitanti della Penisola, per la capacità di sopravvivere. Bai-passare gli ostacoli, farceli ‘amici, insomma’… in poche parole: ‘l’arte di arrangiarci‘ che, da sempre, ci qualifica, anche in situazioni estremamente scomode.

E tale è, senza ombra di dubbio, il frangente in cui ondivaghiamo in questi mesi. Il Coronavirus ha messo in ginocchio commercianti, imprenditori, comuni cittadini… una mannaia, che si è abbattuta inesorabile, trasversale e di cui paghiamo il prezzo ogni giorno, senza traccia di rifiato.

Ebbene… sentite un po’.

Stiamo ricevendo continue segnalazioni, di operatori e cittadini, che indicano possibili casi di induzione alla prostituzione, in appartamenti e abitazioni nel quartiere alto. Ma che interessano anche altre zone, come Chiaia, Mergellina, Vasto e le aree, contigue alle maggiori stazioni“. Parole, queste, del presidente di Abbac, associazione Bed & Breakfast e Affittacamere della Campania, Agostino Ingenito.

Ne sono trascorsi di anni, da quel 20 febbraio 1958. Eppure, incurante dell’assai nota Legge Merlin, prende piede il caso: “Vomero a luci rosse. Prezzi scontati anti-Covid, con pacchetto di 70 e 80 euro“.

Napule è nu sole amaro…”

La denuncia, demandata alla polizia municipale di Napoli dall’Associazione di cui sopra (ndr.), porta alla luce come l’emergenza sanitaria, in concomitanza con l’azzeramento – o quasi – del movimento turistico, abbiano indotto i proprietari di appartamenti (non tutti) e case vacanze a scelte, diciamolo pure, discutibili. Gli immobili sono stati adibiti a vere e proprie alcove.

Con la riapertura delle strutture ricettive… chiuse per il lockdown, non mancano segnalazioni, anche per quanto riguarda l’esercizio ricettivo abusivo e spuntano proposte di affitto di camere ad ore, dai 25 euro in su“, aggiunge in una nota Ingenito. “Abbiamo segnalato alle autorità taluni soggetti senza scrupoli che, mediante messaggi promozionali, sui social, vendono servizi di accoglienza turistica, con tanto di champagne e cuoricini. Ma, a quegli indirizzi, non corrisponde alcuna attività ricettiva“. Millantatori, in parole povere.

Stando a quanto riporta Il Corriere del Mezzogiorno, le camere verrebbero affittate a sudamericane e slave. “Con 70 euro – si legge – si può trovare sistemazione, per massimo due ore, in una camera da letto con aria condizionata, lenzuola pulite, doccia sanificata, per fare sesso con una ragazza, già pronta in stanza. In abiti succinti, in attesa del cliente e con mascherina ‘ma solo a richiesta’ del cliente stesso. Per entrare nel palazzo… non c’è bisogno di citofonare ma, il più delle volte, basta comporre un codice alfanumerico, alla tastiera del citofono“. Codice che arriva, via sms, sul luogo dell’appuntamento.

Napule è na’ carta sporca, e nisciuno se ne importa…”

Sono venti anni che ci occupiamo di legalità per l’ospitalità extralberghiera“, prosegue il comunicato. “Assistiamo migliaia di famiglie che, soprattutto negli ultimi anni, salvo speculatori ed abusivi, erano riuscite a garantirsi un reddito, a seguito dell’importante riscoperta della città. Il lavoro, svolto con i Comuni, ha consentito di qualificare il settore, ma la vicenda locazioni e una diffusa illegalità sta minando il nostro comparto“.

L’emergenza Covid e le sue conseguenze – chiarisce Ingenito – hanno messo in ginocchio la nostra filiera. Manca il flusso turistico straniero, che sta dando timidi segnali di ritorno. Ma occorrono strategie di lungo termine, che possano garantire migliore sostegno al turismo, autentica risorsa per la città“.

Le indagini, come ovvio che sia, sono in corso. Rimangono incredulità e sgomento. L’alto tasso di illegalità è sponsorizzato o, quanto meno, incentivato, chiudendo un occhio, se non addirittura entrambi, da parte di chi, episodi del genere, dovrebbe impedirli.

Storie, queste che, se per loro natura fanno sorridere, denunciano, più seriamente, il clima in cui, chi vuole far funzionare le cose, è costretto a cimentarsi. Troppo spesso abbandonato. Troppo di frequente, dovendo far leva solo su se stesso.

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