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Colpo di calore: a b c di comportamento, durante le giornate estive

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Sbalzi termici, quelli caratteristici del periodo estivo, che finiscono per influenzare le risposte del corpo di chi, più esposto, come bambini e anziani, ha difficoltà nel gestire la termoregolazione. La sudorazione, in genere, contribuisce all’eliminazione dei liquidi, ma in questi casi è più probabile si vada incontro ad uno stato di spossatezza. Un malessere, accompagnato da nausea e vomito, ma anche cefalea. Nei casi gravi, è possibile il verificarsi di un aumento della frequenza cardiaca, con abbassamento della pressione sanguigna, fino allo svenimento.

Gli esperti la definiscono “sopraelevazione della temperatura corporea interna, oltre i 38-39°C“. Per noi profani, corrisponde ai tanto temuti ‘colpi di caldo’, che alterano, a lungo andare, il sistema metabolico, creando squilibrio in alcune funzioni, come quelle ormonali.

Vademecum per principianti

Stando così le cose, come affrontare la questione?

Il consiglio è – come spesso accade – lavorare d’anticipo. Innanzi, tutto assumendo comportamenti corretti e responsabili.

Il primo e prezioso accorgimento è – banale a dirsi – quello di non esporsi ai raggi solari nelle ore centrali della giornata. La fascia, che dalle 12.00 si estende fino alle 16.00, è la più a rischio. Niente sforzi fisici, in questo lasso di tempo, né sport all’aperto.

In secondo luogo, occorre curare l’alimentazione. L’organismo necessita di sali minerali: sodio, potassio e cloro. Se si è costretti ad uscire con il caldo, meglio indossare capi leggeri, in cotone e dalle tonalità chiare, che respingono l’influenza del Sole.

Nelle mani di chi ne sa di più

Qualora si dovesse verificare l’irreparabile, serve agire con tempestività. Senza esitare, correre al Pronto Soccorso. Intanto, tentare di ripristinare la temperatura corporea, al di sotto dei 37°C. La febbre – lo ricordiamo – è una difesa naturale, un campanello d’allarme in nostro favore. Meglio, in tale frangente, non somministrare farmaci antipiretici, come aspirina o tachipirina (paracetamolo). Ghiaccio, posto sulla fronte, o inserito nelle cavità da cui derivano i flussi sanguigni (ascelle, inguine) invece, fornirà un grande sollievo.

L’obiettivo è riportare i valori termici a livelli standard.

In fase di ricovero, si cercherà di ricorrere, quindi, all’uso di coperte refrigerate. L’idratazione, tramite soluzione fisiologica o liquidi freschi aiuterà a compensare le indesiderate oscillazioni.

Nella maggior parte dei casi, nell’arco di 24-36 ore il problema si risolve e il paziente, dimesso, sarà in condizione di proseguire una eventuale terapia, consona al domicilio.

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