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E la politica abdicò alle bestie

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Cosa volete sapere di me? Mi chiamo Brittany Higgin. E allora? Conta qualcosa? Conta forse sapere che sono stata una dipendente del Parlamento australiano?

Conta sapere che mi fidavo dei miei compagni d’ufficio? Avevo solo 24 anni allora, come avrebbe potuto essere, se non così. Ed è lì la mia colpa. Sciocca, nell’illudermi che ‘loro’ mi avrebbero protetta. Che mai mi avrebbero mandata in pasto al mio aguzzino.

Si tratta ‘di un problema politico‘, si sono giustificati, defilandosi, quando ho domandato ai miei Capi di assistermi nella denuncia. Si sarebbero sentiti inopportuni, dovendo riferire di una questione che, oggettivamente, ‘li metteva a disagio’.

Dunque, zitti, loro. Muta, pure io, nonostante la violenza subita.

Lo ricordo come fosse oggi. Rammento nitidamente quella sera, il profumo dell’aria, fuori, e quell’odore persistente nella stanza, il suo, che poi non mi si cacciava più di dosso. La sede del Vice Ministro alla Difesa non mi è mai sembrata così grigia. E tetra.

Era una di quelle occasioni post-lavoro in cui si ha voglia, tutti, di abbassare la guardia. Quel tanto che basta per farsi insieme due risate. Del resto, che male c’è. Così, eravamo usciti, in gruppo, noi colleghi del Partito Liberale.

Poi è successo quel che è successo. Vi interessano i particolari? Davvero?

Davvero volete sapere? Ascoltare quegli attimi che in me si sono saldati, tanto da rimanermi appiccicati come un marchio?

Davvero vi importa o fa la differenza che io abbia ripetutamente detto ‘no’, o che abbia urlato, pianto, chiesto pietà?

Nessuno ne ha dimostrata. Neppure dopo, quando ho invocato una mano da parte dei miei superiori. Hanno preferito invece, alienarsi. Ed io, sola, ho nascosto. Ho taciuto per 24 mesi. Adesso che la questione salta fuori, cenere sulla tempia, asseriscono che ‘non sarebbe dovuto accadere‘. Si scusano, mentre monta l’indignazione popolare. Lupi travestiti da agnelli. O viceversa, a seconda di come li si voglia intendere.

Camaleonti, li definisco io, barricati nelle sale del potere, da cui non sarebbero disposti ad uscire per nessun motivo. Li vedo, ad uno ad uno. Ne studio le facce. Adesso comprendo cosa si intenda per ‘sepolcri imbiancati’. Lo sono. Immacolati, fuori. Integerrimi. Poi, sotto…

Scott Morrison, il Primo Ministro Morrison, ha rivelato – pensate un po’ – di essersi consultato con sua moglie, durante la notte, e di essersi reso conto della necessità di nuove indagini. Ci voleva una donna, anche stavolta. Ma tant’è. Grazie, comunque.

Mi chiedono, ora che il vaso di Pandora è scoperchiato, se ne sia soddisfatta. E di cosa? Di non esser, per colpa di un uomo, più padrona di me stessa? Di essere stata troppo fragile o impreparata?

Mai avrei voluto che si sapesse in giro. Mai, che si rendesse pubblico il dolore. Il mio vissuto, gettato in pasto ai giornali, e ai giornalai. Masticato di bocca in bocca, tra la gente. Ciò nonostante, leggo tutto questo come ‘un attesissimo primo passo‘.

L’area parlamentare è da molti e da troppo tempo ritenuta ‘tossica’. Il regno in cui imperversano bullismo, molestie… comportamenti illeciti, quasi fosse la norma. In parecchie se ne sono andate. Femmine, magari destinate a ruoli importanti. Hanno rinunciato e non mi sento di biasimarle. Le comprendo, anzi. Che parlare senza conoscere è sin troppo facile.

Ecco. Ora sul vassoio c’è ‘carne’, la mia, da macello; ma ci sono anche loro, tutti. Che il gesto di uno ripercorre le attitudini di molti. Sonno fiere, belve incuranti di chi incontrano. Chi ne incrocia il percorso è in pericolo, per il solo fatto di non sapere di doversi difendere.

E non è una questione di ingenuità. Piuttosto, di vessazioni. Di potere, perpetrato a prescindere. perché esercitarlo fa sentire immensi, galvanizza.
Erotismo? Qui non ve n’è traccia. Qui abitano solamente menti arrabbiate. Fameliche di orgasmi e, al tempo stesso, codarde.

Io sono qui, guardatemi bene negli occhi. Fissateveli in mente, i miei lineamenti, che sono le uniche risorse che adesso possiedo, insieme alla voce. Allora le grido queste parole.

Le ripeto a mo’ di mantra, a salvaguardia di tutte le altre, delle prossime, che non dovrebbero mai esistere. A discapito di nuovi inganni o reticenze.

Mi chiamo Brittany Higgin. Mi sentite? Non giratevi adesso, sono viva. Non sono una vittima e non intendo diventarlo. Non intendo concedere altra soddisfazione. Desidero solo che percepiscano il peso della mia presenza, esattamente come io sono stata costretta a soccombere di fronte alla loro.

Ora la partita è aperta. Dico solo: “Che vinca il migliore!

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