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Il legno? Mai stato così trasparente

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Cosa non farei… per un ciocco di legno! Geppetto docet, del resto. Ci si può creare, nell’immaginario, persino un figlio…

Tant’è: navi, abitazioni, utensili e attrezzi vari… da centinaia di anni ne abbiamo fatto uno tra i surrogati irrinunciabili. Fonte rinnovabile e in grado di intrappolare la CO2, continua a rendersi perno dell’Economia Mondiale, con una produzione di cellulosa venti volte superiore, financo a quella dell’acciaio. E l’uso, assiduo, si veste, oggi a supporto delle più alternative e moderne tecnologie. Se ne studiano a fondo le caratteristiche, insomma, al fine di performarne le peculiarità.

AD UN PASSO DALLA RIVOLUZIONE

E qui sta il punto. Un recente esperimento spalanca le porte ad una tra le più emblematiche tappe, in termini di innovazione e sostenibilità.

Il sentiero non è di nuova percorrenza, ma fin qui si è trovato ostacolato, nel procedere, da un eccessivo dispendio di energia ed abuso di elementi chimici. Ora, tuttavia, gli accadimenti dicono altro.

Nel dettaglio: se, per le finestre, plastica e vetro, finora, hanno recitato il ruolo di padrone assolute, alla ricerca costante di una soluzione alternativa, onde evitare la dispersione del calore dagli ambienti, si è individuato proprio nel legno, altamente isolante, il materiale – inedito – di riferimento. Ciò stabilito, i più recenti studi di laboratorio mirano a rendere l’elemento in questione – caratteristica indispensabile – trasparente.

MANOVRE DI BATTAGLIA…

Cellulosa e lignina rappresentano, in questo senso, le avversarie da combattere. Se le fibre di cui è ricca la prima, infatti, riducono la trasparenza del manufatto; l’altra assorbe la luce, mentre la presenza dei cromofori ne acuisce il bel colore marrone.

La risposta al dilemma risiede, dunque – per chi se lo stesse chiedendo – nel perossido di idrogeno, meglio noto come acqua ossigenata. Riesce a intervenire sui cromofori, appunto, cambiandone la struttura, in modo da bloccarne l’azione, evitando – per conseguenza – di produrre la determinata banda spettrale che bene conosciamo.

Stando all’indagine, effettuata dall’Università del Maryland e pubblicata su Science Advances, la sostanza può essere distribuita sul legno. Quindi attivata, attraverso un’attenta esposizione ai raggi solari, per produrre un materiale bianco brillante. Una volta raggiunto questo primo obiettivo, le lastre in questione vengono immerse nell’etanolo, per poi esser definite, grazie ad una resina epossidica.

Non solo: il nuovo processo ha prodotto risultati, ben al di sopra delle più lungimiranti aspettative. Si tratta, qui, di un super-materiale, che altrimenti non sapremmo definirlo, decisamente migliore rispetto a quelli ottenuti dalle precedenti ricerche e, alla lunga, capace di rimpiazzare addirittura il vetro. Un nullaosta verso il futuro, in sintesi, che non smarrisce tuttavia, i vessilli di un passato indiscutibilmente remoto.

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