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Isola del Liri: quando un corso d’acqua riesce a fermare il tempo…

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Una cascata, posta esattamente nel cuore del Paese, che compie un tuffo di ben 30 m. La più imponente d’Europa. Di posti suggestivi la Penisola ne è ricolma, ma Isola del Liri, piccola realtà situata ad una manciata di km da Frosinone, sa come lasciare i suoi visitatori a bocca aperta.

Soli 11 mila abitanti, per una storia, alle spalle, che vanta la dominazione dei Volsci, prima. Poi dei Romani. Ed ancora, dei Bizantini e dei Longobardi. E già tanto basterebbe. Ma il segreto più prestigioso di questi luoghi si compone nel coso d’acqua, che qui sfocia, proprio nel mezzo del Borgo. La cascata grande, più rinomata, in affianco alla piccola, anche detta ‘Valcatoio‘, che caratterizza, invece, la parte ovest del Comune.

Le due biforcazioni del fiume arredano, in sostanza, un salotto en plain air, in cui soggiornare quel tanto che occorre per visitare il Castello Boncompagni Viscogliosi, tipico edificio medievale, sito nel punto di maggior ritrovo. La costruzione è considerata, per la sua rilevanza, un monumento nazionale e assunse il nome attuale dal 1580, grazie ad un fiorente periodo di prosperità e fulgore economico.

Ma, qui, da vedere c’è tanto altro.

Il parco e la Chiesa di San Lorenzo Martire, ad esempio. Oppure la Chiesa di Santa Maria delle Forme, il Museo della Civiltà e quello della Carta e delle Telecomunicazioni.

Nel 1800 – va detto – l’Isola divenne un rinomato centro di produzione della carta, appunto. Il principale e più proficuo del Regno di Napoli. A seguire, vennero introdotti lanifici e industrie del feltro, tanto da portare a ribattezzarla come la ‘Manchester d’Italia’, dato l’alto grado di industrializzazione.

E che dire della passeggiata verso il Parco Fluviale? Si parte da Corso Roma e ci incammina, in direzione della cascata piccola. E poi ci sono gli antichi ruderi della Torre, dedicata alla ninfa Marica, arredata di leggende.

Volete fermarvi a pranzo? Vi attendono – sappiatelo – piatti succulenti: gnocchi di patate, fettuccine, pollo con i peperoni, sagne e fagioli. E, pure il pesce di fiume, sa rendersi protagonista in cucina. Non mancano, sulla tavola, spaghetti, interpretati con gamberi di fiume, trota arrosto, e poi le tipicità di una tradizione che non accenna a tramontare: pizza fritta, salsicce e broccoletti e i tanni – sorta di rape – conditi con aglio e olio.

Le osterie in cui fermarsi a mangiare sono numerose ma, di sicuro, non si può tornare a casa, senza aver assaggiato la ‘ratafìa‘, un liquore – per chi non lo conoscesse – realizzato con amarene macerate al sole per 40 giorni nel vino rosso, alcol e zucchero. Prelibatezze, chicche, che alimentano ancor di più il mito di luoghi isolati, ma solo in apparenza. Oggi i collegamenti non mancano.

Ma che, soprattutto, ci convogliano verso uno stile di vita decisamente slow, fatto di un sentire posato, misurato, attento. Arredato da tempistiche più rilassate, rispetto al vivere quotidiano. Veri gioielli dello Stivale, da preservare, con le loro usanze, le abitudini e tutta la bellezza di cui sanno renderci partecipi.

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