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Quanto ‘so golosi ‘sti Romani’, che la pizza la cercano pure al distributore

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Cosa attira tanti curiosi nel cuore della Capitale? Forse non ci crederete, ma si tratta di un distributore automatico di pizza. Il primo, per dirla tutta, situato in pieno centro. Una trovata talmente originale, da finire persino sulle prime pagine del New York Times. “I Romani potrebbero mangiare una pizza prodotta da un distributore automatico?“, ci si interroga, su uno tra i più rinomati – e letti – quotidiani al Mondo, con riferimento, per l’appunto, alla bizzarra idea. Pizza “non fatta a mano“, reperibile a pochi passi da piazza Bologna, presso quello che, a tutti gli effetti è ritenuto il quartiere universitario.

Non sto cercando di competere con le pizzerie. Sto proponendo un’alternativa“. Lapidario ma preciso, il commento dell’imprenditore Massimo Bucolo, promotore del progetto. Certo, un’iniziativa tale, da lasciare scettici gli addetti ai lavori più ‘classici’ e i critici, soprattutto Italiani. Tuttavia, “lo spirito avventuriero” rimane, senza dubbio, innegabile.

Ed ecco – dunque – come ci vedono da Oltreoceano: “I Romani mangiano sempre la pizza. A pranzo fanno la pizza al taglio, tagliata con le forbici della misura desiderata e farcita con condimenti. Fanno merenda con la pizza bianca, senza niente sopra, o con la pizza rossa, con solo salsa di pomodoro, o con le pizzette. La ‘Pizza scrocchiarella’, crosta tonda e sottile, quella che gli Americani potrebbero riconoscere meglio, è quasi sempre riservata alla cena. In sostanza, i Romani mangeranno la pizza, qua e là. La mangeranno ovunque. Ma potrebbero mangiarla da un distributore automatico? Massimo Bucolo, un commerciante di dispositivi medici diventato imprenditore della pizza, scommette che lo faranno“.

Italiani – anzi, Romani – popolo di santi, poeti… e mangiatori compulsivi di pizza, in qualsivoglia condizione, insomma.

E, se tanto ci dà tanto, la controparte – in questa immaginaria battaglia – si arma a difendere le proprie ragioni. Renzo Panattoni, proprietario di una tra le pizzerie storiche di Roma, sostiene che quella di Bucolo “non ha nulla a che fare con la pizza tradizionale” e si dichiara certo che gli abitanti della Città Eterna “rimarranno fedeli alla versione classica, dalla crosta sottile. Anche se la pizza Napoletana, più alta, ha spesso fatto breccia“.

Giornalisti e food blogger hanno storto il naso ma, in quanto a spirito imprenditoriale, nulla da dire.

Del resto, la Margherita costa 4,50 euro; mentre per la più cara, la quattro formaggi, se ne spendono 6. Una cifra idonea, a ben guardare e, inoltre, come commenta uno tra i primi clienti: “Sarà sempre meglio delle pizze surgelate del supermercato“. Per quel che riguarda il successo, poi, è tutto da vedere…

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