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Biancaneve? Non abita più qui… o magari si è travestita

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Biancaneve… che, di per sé, rappresenta già tutto un programma. Il nome, infatti, sta a significare, letteralmente: ‘Candida come la neve‘. Eburnea, insomma; nell’animo, purissima e financo nei toni dell’incarnato.

E invece, no. Almeno, non più, non ora…. e bla bla bla, fate voi. Gira aria di innovazione nel mondo del Cinema, meglio, di inclusione, che di questa parola, ultimamente, adoriamo infarcirci la bocca. Suona bene, no? Così, nell’ultimissima versione della favola più favola di tutti i tempi si è pensato di arruolare, nel ruolo di protagonista, la ‘deliziosa’ – va detto – Rachel Zegler. Disney docet, insomma.

Il dilemma, tuttavia, rimane: stravolgere oppure evolversi? Giacché, già in parecchi – e c’era da aspettarselo – hanno presentato manifesto scetticismo, in riferimento alla scelta.

Certo, ultimamente ne abbiamo dovute sentire di ogni. Abbiamo visto censurate fiabe come Gli Aristogatti, oppure Dumbo, abbiamo assistito, infastiditi ed inermi, alle polemiche sul bacio rivolto dal principe alla giovane dalle labbra rosse e in attesa di risveglio, essendo quest’ultima ‘non consenziente‘.

Al di là del politically correct, viene un po’ da sorridere, un po’ da intristire… e da rivolgere un caloroso pensiero ai fratelli Grimm e nulla, sia ben chiaro, abbiamo da contestare riguardo all’interprete designata.

20 anni, origini colombiane, la ‘nostra’ è considerata una degli astri emergenti di Hollywood: dopo aver evidenziato il personale talento sul seguitissimo canale Youtube, è stata selezionata niente di meno che da Spielberg, per vestire i panni di María, nel suo West Side Story, in uscita a dicembre. Inoltre, avrà “un ruolo segreto” nell’attesissimo Shazam! Fury of the Gods, promuovendosi a seconda colombiana ad essere scelta per un progetto di supereroi DC“. Le carte, insomma, per fare tanto e bene ci sono. Ma da lì a fare tutto…

Sì, sono Biancaneve. No, non mi sto sbiancando la pelle per il ruolo“, avrebbe, dichiarato su Twitter, intervenendo in prima persona sulla querelle. Per poi – notate bene – rimuovere il commento.

E’ che, in questo caso, tutto sa di ‘troppo’. Come se le decisioni prendano le mosse da una derivazione perbenista e, forse, talvolta, un po’ ottusa. Medesima critica, peraltro, rivolta ad Halle Bailey nei panni di Ariel – alias La Sirenetta. E non che quest’ultimo atteggiamento sia legittimo. Ma i cambiamenti – quelli epocali – sono spesso figli di rimescolamenti e rivoluzioni che costano, e possono risultare, lì per lì, assai farraginosi. Lo stereotipo si scardina attraverso piccole e grandi forzature. Alcune inequivocabilmente giuste. Altre titubanti o che lasciano perplessi.

E, intanto, si cammina. Che scrivere un futuro che ancora non c’è non è mai impresa da poco…

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