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Istrione… il complicato lavoro di fingere per arrivare a sfiorare la verità

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Il mestiere dell’attore… che, detto così.

Il sogno, secondo molti. La panacea alle ambizioni. Quel successo che suona di deflagrazione e suscita invidia. Già… e tutto scivola liscio, come si trattasse di un gioco. E, in effetti, tale lo è. Ma è un ‘gioco serio‘. Tant’è che, in francese, recitare si declina – non a caso – jouer.

Eppure, a restringere la traiettoria, qualche dubbio viene. Nel senso che – secondo il flusso del dare e del ricevere – al conseguimento della meta corrispondono, il più delle volte, enormi sacrifici.

E, dovendone tracciare l’identikit, potremmo innanzi tutto, mettere in chiaro che ‘ha da essere vanitoso‘, compiacente con se stesso e ‘generoso’, senza mai risparmiarsi, di fronte al suo pubblico. Ancora, ‘abbisogna che si nutra di curiosità‘, avido di emozioni tanto, talvolta, da rimanerne persino travolto.

Del resto, rappresenta, egli, il tramite tra lo spettatore e l’autore. E’ la chiave di volta, vero protagonista sul palco teatrale; strumento – se ci si avvale del linguaggio televisivo – di compartecipazione ad una storia; oppure, in Tv, portavoce dello sguardo del regista.

Deve essere, altresì, ‘coraggioso‘, poiché sarà indotto all’Errore. Badate bene, è obbligatorio che sbagli, giacché solo così avrà modo di imparare. Ed esercitandosi nell’arte dell’Improvvisazione (che non è di tutti, sia chiaro).

Egli agirà, usufruendo del medesimo Imperfetto Ludico di cui si servono i bambini, in quel mix di ingenuità e incoscienza che, solo, ci porta a muoverci, privi di Paura. A guidarli – i piccoli – c’è, quasi a paradosso, la saggezza dell’istinto: “Facciamo che io ero…“, si ripetono a vicenda e non “Facciamo che io sono…“, imprimendo, già così, l’adeguata distanza tra la persona e il personaggio interpretato.

Ecco, gli si richiede di portare quello stesso mix di spavalderia ed ansia direttamente in scena, ed elaborarla in Adrenalina. E, insieme, di tirare fuori tutti gli scheletri dall’armadio e farci i conti, apertamente, disinvoltamente che, tanto, chi è colui che non ne possiede?

Dunque, nel processo comunicativo, si abbisogna delle 4 T:

  • Talento e capacità di saperne riconoscere i confini per, al meglio, convogliarlo
  • Testardaggine, perché è un mondo assai selettivo quello della recitazione, in cui ogni minimo cedimento può tradursi in fallimento. Occorre, al contrario, una mentalità vincente
  • Tempestività, laddove ci si debba trovare, per forza di cose ‘nel posto giusto al momento opportuno’, sorta di premio accreditato al Fattore C.
  • Tecnica (la si impara, è vero, anche se esistono quanti, possessori dell’X Factor, impiegano poco per rendersi conto di ‘come si fa’. Glielo suggerisce la pancia.

Dipresso, non vanno trascurate altre tre componenti: Testa Corpo Voce.

Quattro espressioni, per quest’ultima, che va calibrata a seconda delle sequenze, del ruolo, dell’ambientazione, del carattere… Contano, al riguardo, anche la Dizione e/o lo studio dei Dialetti, vera porta d’accesso all’autenticità.

Per quel che riguarda la prima, occorre – va detto – l’ausilio della Memoria e dell’intuito suffragati, entrambi, dal supporto della tenuta di Concentrazione.

Va aggiunta la considerazione che IL CORPO PARLA un linguaggio che precede financo quello verbale. Esprime, attraverso la Motilità o la sua mancanza, la padronanza degli spazi. Allo stesso modo in cui le Pause costituiscono i mezzi espressivi, conseguenti alla Respirazione. E, in questo ritmare dei sensi, il copione rappresenta lo Spartito a cui attenersi.

Una melodia, in cui ci si diverte con quelli che, in gergo, vengono soprannominati Spazi Bianchi. C’è lo sguardo, per dirne una, a filo macchina; oppure ‘l’a parte’.

Escamotage, trucchi per sedurre chi guarda o ascolta, senza che tema di confondersi con il ruolo con cui ci si fonde. In una sola vita se ne percorrono numerose altre e, in questo peregrinare, bisogna munirsi di arditezza, ma anche di umiltà.

Mai rifiutare una parte. Non ne esistono di poco edificanti. Mai cedere al desiderio, anzi, alla tentazione, di un’Origianalità ostentata. Ciò a cui si punta è, invece, il concetto di Unicità. E, in questo ‘non luogo’, il Verosimile vale assai più del vero. E’ l’opportunità che ci si concede per toccare la verità che, ahinoi, non può considerarsi assoluta.

Gesti e mimica, allora, e tenacia, perseveranza, intelligenza, si fanno tutti affluenti di un’unico itinerario e si avvicendano all’Orecchio. Il senso, cioè – lo si accennava – del ritmo.

Quello stesso esercisio musicale che governa i compositori, unito all’intuito nel saper personalizzare e vedere oltre, anzitempo, più a fondo… accanto all’immancabile voglia di immergersi appieno là, esattamente dove ci si trova. Hic et nunc, come ci insegnano i Latini.

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