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Quel pane orgoglioso che aspirava al vanto ‘D.O.P.’

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Su Coccoi: è così che lo chiamano da queste parti. Elaborato pane, ideato apposta per i giorni di Festa, in onore alle Spose ma, anche, inteso come ricordo dei defunti. Adesso, il prezioso ed antichissimo prodotto – in Sardegna viene impastato da centinaia di anni – si appresta a diventare il primo panificato, di origine protetta (Dop).

“Il Pani Coronarius, in voga ai tempi dei Romani, assomiglia tanto alla classica forma a corona del Coccoi”. Allo stesso tempo, sono “numerose, circa una quindicina, le fonti, in epoca ottocentesca, tra linguisti, letterati, viaggiatori provenienti dall’estero, che parlano di Su Coccoi“. E’ quanto rendono noto gli esperti. Un pane a pasta dura, finemente decorato con utensili diversi, oltre che con le mani, caratterizzato dalla consueta corolla, ma ricco, altresì, di varianti e ornamenti. 

Da tradizione, lo accennavamo, viene offerto in dono alle coppie novelle, come “segno augurale di fecondità. Ma ricorre, anche, in occasione delle funzioni religiose, delle cerimonie…” E le elaborazioni sono pregne di varianti. Per mezzo delle decorazioni, vengono rappresentate scene della Bibbia o, pure, della tradizione pagana.

E lo si rintraccia, persino, ad arredare le tavole per la Pasqua, nella sua variante completa di uovo. In tal caso, assume la denominazione di ‘Coccoi con s’ou‘. Con l’uovo, appunto.

Quel che rappresenta, in fondo, un segno di augurio e poco importa se sia rivolto ad adulti o a bambini si dimostra importante, d’altronde, oltre che per il prezioso aspetto artistico, soprattutto per la valenza storica. “Veniva utilizzato – fanno sapere antropologi accreditati – anche per comunicare, quando ancora non si era in grado di scrivere”. Un linguaggio arcaico, denso di significato e provvido, come se non bastasse, pure dal punto di vista religioso.

Eppure, in quella che, da sempre, si evidenzia come Terra dei pani – se ne contano oltre 500 specialità diverse – non esiste neanche una certificazione dop, neppure per il più noto Carasau. “È un’anomalia. Inoltre, nonostante le numerose peculiarità alimentari di cui si caratterizza la Regione, sono solo 8 i prodotti alimentari dell’isola, certificati tra Dop e Igp“.

Un’incongruenza a cui, finalmente, si tenta di porre rimedio. Grazie al percorso, avviato con la costituzione di un Comitato promotore del pane ‘Coccoi’ dop, la certificazione non è più un miraggio. Siamo “ancora alle prime battute”, commentano i Promotori, “ma, una volta elaborato il disciplinare, l’istanza potrà accedere, prima all’Assessorato Regionale, poi al Ministero e, infine, a Bruxelles“. Occorreranno – per raggiungere lo scopo – due o tre anni, secondo le previsioni. L’approvazione, difatti, passa per la dimostrazione del legame geografico e storico con la comunità e, soprattutto, con la dimostrazione che ogni singolo ingrediente utilizzato per la panificazione è locale e legato al territorio.

“Sarebbe un importante riconoscimento” per quella che, a tutti gli effetti “è una peculiarità dell’isola”. L’auspicio è poter sfruttare il manufatto in questione, per trasformarlo in una sorta di richiamo turistico. Una forma di promozione, per capirci, rispetto ai territori in cui viene lavorato: “un po’ come già accade per il Girotonno, a Carloforte. E potrebbe diventare un percorso, da replicare anche su altri prodotti panificati e non solo, tipici della Sardegna“.

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