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Scordiamoci gli alieni che, nel frattempo, sono tutti morti

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Cosa c’è di più affascinante e sconosciuto dell’Universo? Se ve lo state domandando, la risposta – manco a farlo apposta – è dietro l’angolo e pure abbastanza ovvia. Ancora non ci siete arrivati? Semplice, i suoi… abitanti o, almeno, fantomatici tali.

Sugli alieni e sulla loro presenza sul nostro Pianeta se ne è detta di ogni. Si è inventato, fantasticato, raccontato, vociferato… Il punto, Signori e Signore, è che lo spazio intergalattico – ahinoi – è spaventosamente grande. Dunque, stando alla legge secondo cui 2 + 2 fa 4, procurarsi quel tanto agognato first contact risulta… spaventevolmente complicato.

Mhhh… siete ancora scettici…

Il punto è che, per parecchi anni, ci siamo convinti – illusi? – che un giorno, dal nulla, una grossa astronave si sarebbe materializzata in prossimità dei nostri occhi. Aperto il portellone, avremmo avuto a che fare con umanoidi dalle sembianze magari insolite ma, tutto sommato, piuttosto simili al nostro modo di intendere. Forniti, cioè, di braccia, gambe, occhi e, soprattutto, ‘prodotti’ a base di carbonio. Insomma, la rappresentazione del nostro modo di intendere la vita.

Ebbene, voi che vi siete nutriti di Visitors, E.T. e via dicendo, abdicate alle speranze, alle aspettative, ai sogni.

Gli studiosi, anzi, gli esperti del SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) ci fanno sapere che è roba ormai desueta. Tramontata. Un modello stantio, insomma. e ci spiegano anche il perché: “È improbabile che gli alieni in arrivo sul nostro Pianeta siano rappresentati da forme di vita a base di carbonio, irsute o glabre“, chiariscono. “Le loro capacità cognitive, probabilmente, non saranno alimentate da una massa spugnosa di cellule che chiameremmo cervello. Probabilmente, saranno andate oltre l’intelligenza biologica e, in effetti, oltre la biologia stessa“.

Paroloni, a cui ne succedono altri, ancor più definitivi: “Non saranno vivi“.

Il problema, stando agli studi, consta delle distanze che intercorrono nell’Universo. E’ enorme – lo si accennava – e ciò ricade su ogni forma di esistenza, per quanto avanzata possa ritenersi. Poiché la fisica moderna ci illustra – cioè – che nessuna massa può raggiungere la velocità della luce, sappiamo – a priori – che anche la razza più tecnologicamente avanzata, per raggiungerci, dovrebbe impiegare migliaia e migliaia di anni.

Per cui, se proprio l’incontro dovesse avvenire, si ritiene non possa verificarsi con ‘agenti vivi’, semmai con macchinari, altamente sofisticati. Componimenti artificiali, risultato dei prodigi della tecnologia. Che, poi, a dirla tutta, a chi converrebbe inviare esseri viventi attraverso una spedizione lunga generazioni, con il bisogno, pressoché inevitabile, di fornire loro sussistenza ed energia? Il rischio di fallimento, va da sé, è troppo alto e il percorso, senza badare ad altro, discretamente massacrante.

Le macchine“, conclude la scienza “non si lamenteranno, se vengono rinchiuse in un’astronave per decine di migliaia di anni. Non richiedono cibo, ossigeno, servizi igienici o intrattenimento. E non insistono su un biglietto di andata e ritorno“.

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