Questa non è la Laguna, ma una traccia sull’acqua di grazia e maestria

Questa non è la Laguna, ma una traccia sull’acqua di grazia e maestria

Venezia, come non l’abbiamo mai vista. Anzi, come l’abbiamo sempre vista, ma distratti, forse, dall’infinito resto. Così, sotto la legge del ‘Tutto scorre‘, la Laguna si prepara, adesso, ad ergersi a nuova Capitale della Moda. Non sarà una meta pratica, certo ma, in quanto ad atmosfera, non la si batte. In più, le sue continue rassegne culturali rappresentano la cornice internazionale indiscussa, per determinati eventi.

Così si spiega, per lo meno, il fitto calendario di défilé.

Un carnet di tutto rispetto, che ha visto aprire le danze, per l’appunto, a Rick Owens, primo ad inaugurare il Lido. Una scelta, la sua, legata ad un’altra decisione, quella di adottare il sito a propria dimora. “Sfilare dal vivo, sulla spiaggia di fronte casa mia, non mi è sembrata una sconfitta, ma una specie di ritiro. Mi è parso intimo, onesto, sincero“. E, in tal modo, si proposto, di recente, il Designer. I suoi sono veri e propri spettacoli in stile Mad Max. Opera prima, in questo percorso di bellezza, che lascia basiti persino i suoi antagonisti.

Ed eccolo, il secondo. Intessuto di una doppia lettura, il mondo proposto da Saint Laurent, con la collezione uomo per la primavera/estate 2022, vive di contrasti, si intarsia su paradigmi emotivi. Dunque, il direttore creativo Anthony Vaccarello non si risparmia. Sceglie di sfilare all’interno di Green Lens, un’installazione di specchi, piante e luci, commissionata all’artista americano Doug Aitken, simile, del tutto, ad un portale intergalattico. La struttura è stata issata sull’isola della Certosa, tra la natura incontaminata e un Convento del 1100, in rovina. Uno show faraonico che, solo di poco, anticipa l’apertura della location ai visitatori.

Un romanzo gotico, concepito in antitesi con il luogo ospitante. Camicie edoardiane hanno sfilato, in concomitanza con completi tagliati al millimetro, tacchi alti, calzini in pizzo… e non sono mancati neppure i rimandi ai bomber e ai mantelli dei primi anni ’80, né ai decori marocchini, prediletti dal Couturier.

A far seguito, distante di poco, Valentino che, invece, sull’isola ‘magnetica’ ha trasportato la sua haute couture, per il prossimo autunno/inverno. Pierpaolo Piccioli ha scelto di sfilare alle Gaggiandre, i porticati dell’Arsenale, risalenti al 1500. Lo stilista ha coinvolto 17 artisti, lavorando con loro su 20, tra gli 84 look, uomo e donna, proposti in passerella. Si passa dal cappotto che ricrea con 150 tessuti un paesaggio di Andrea Respino, ai abiti da gran soirée, sgargianti dei rinomati rossi, presenti nell’archivio della Maison. Riguardo al messaggio: “l’idea di un significato ‘segreto’ si adatta all’alta moda“, confessa Piccioli e ha ragione, mentre sfoga il proprio talento, attraverso una collezione fatta di cappelli di piume come meduse, tuniche che s’avvitano sul corpo, vestiti dalle maniche scolpite, alla maniera di Roberto Capucci.

Sono solo tre esempi e ne seguiranno altri. A fine agosto, è previsto, ad esempio, l’arrivo di Dolce&Gabbana. Ma il punto è che, ormai, l’dea può considerarsi sdoganata. Il ‘posto’ per eccellenza, romantico, languido, civettuolo, ha aperto i battenti ad un’esperienza, già di per sé in pieno fermento. Ora domanda di arricchirsi, di accreditarsi… di porre basi solide. Fugace carattere che, invece, mira a non tradirsi.

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