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Dreamlux: la mascherina intelligente, che riconosce il Virus

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E’ ipertecnologica, dotata di biosensori e capace di riconoscere e diagnosticare, nel giro di soli 90 minuti, la presenza del Covid 19 e di altri agenti patogeni. L’ultima nata tra le mascherine, stando a quanto attesta la rivista Nature Biotechnology è in DreamLux, in fibra ottica e non ha rivali.

DREAMLUX

E’ stato selezionato, testando metodicamente oltre cento diversi tipi di tessuti, dal cotone al poliestere, dalla lana alla seta e la sua peculiarità è di saper indicare la presenza della molecola bersaglio, con alto livello di precisione“.

Ad annunciare il ritrovato hi-tech è Tommaso Galbersanini, dell’Azienda Samsara di Sant’Angelo Lodigiano (Lodi), che ha fornito agli scienziati il rivoluzionario materiale.  

Per realizzare il progetto abbiamo dovuto perfezionare l’idea iniziale“, precisa ancora Galbersanini. “Nel nostro centro di Ricerca & Sviluppo di Busto Arsizio, dove abbiamo l’industria manifatturiera che fornisce il prodotto a clienti selezionati in tutto il mondo, come la famiglia reale saudita, abbiamo lavorato un anno e mezzo, con un investimento di oltre 240mila euro“. 

UNA RIVOLUZIONE ‘FACILE’

Cifre da capogiro, per un piano decisamente ambizioso.

Si è trattato di mettere a punto fibra ottica, orditi, led, optoelettronica, intensità del laser, nuovi telai e cablaggi, test sulle focali delle lenti, misurazione dei lux, ricerche su guaine protettive, in grado di elevare la resistenza termica del cladding, settaggio di raggi laser, per fare l’attivazione della fibra. Insomma, tutta una serie di fattori, per ottenere un risultato efficace. Ore e ore di call con i ricercatori Americani, test, formazione del personale, ricerche con fornitori. Tutto, per dare un device, in grado di soddisfare i requisiti e le performances richieste“. 

Un sistema complesso, che viene controllato con un tasto on-off sull’indumento. Sofisticatissimo, eppure semplice nell’applicazione. Un obiettivo, raggiunto in Team con gli studiosi d’Oltreoceano.

ALTA QUALITA’ A COSTO SNELLO

Abbiamo essenzialmente ridotto un intero laboratorio diagnostico in un piccolo sensore sintetico, che funziona con qualsiasi maschera facciale e combina l’elevata precisione dei test Pcr con la velocità e il basso costo dei test antigenici“, si rende noto.

I biosensori saranno incorporati nei camici da laboratorio, per gli scienziati che lavorano con materiali pericolosi o agenti patogeni. Camici, per medici e infermieri o nelle uniformi dei primi soccorritori e del personale militare, che potrebbero essere esposti a pericolosi agenti patogeni o tossine, come il gas nervino“. 

Quanto alla stoffa, non è certo questa la prima sperimentazione, ma le altre tecniche hanno fin qui richiesto l’inserimento di cellule viventi nel marchingegno, come se l’utente indossasse un piccolo acquario. “Se quell’acquario si rompesse, allora gli insetti ingegnerizzati potrebbero fuoriuscire e a nessuno piace l’idea“… 

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