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Storie di vaccini a Stelle e Strisce

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In America… è tutta un’altra storia. Strano come, da che mondo è mondo, Oltremanica, di fronte ad accadimenti, in tutto o in buona parte simili ai nostri, le reazioni siano regolarmente più nette.

Qui ci si interroga, si chiacchiera e, di tanto in tanto, tra le ossa si insinua, inesorabile, la sensazione di star perdendo tempo prezioso. Fuori no. Si è più impulsivi, probabilmente. E non stiamo dicendo che sia necessariamente un bene. Solo, analizziamo i fatti. E riflettiamo.

Ora capita che Joe Biden – il presidente degli Stati Uniti Joe Biden – abbandoni gli indugi e, sulla falsariga del Department of Veterans Affairs − prima agenzia federale ad aver istituito l’obbligo di vaccino ai suoi 115mila dipendenti entro le prossime 8 settimane, pena il licenziamento o tagli allo stipendio − si prepari – parimenti – al varo di un provvedimento ritenuto, a suo personale avviso, inevitabile.

Imporre – cioè – il vaccino anti-Covid (oppure l’impegno di sottoporsi a regolare tampone) a tutti i 2 milioni di dipendenti federali.

Un uomo solo in mezzo al nulla? Niente affatto. Giacché, a dargli man forte, è intervenuto financo il governatore Andrew Cuomo. Obbligo esteso, per conseguenza, a tutti i dipendenti Statali. Stesso dicasi, per quel che concerne il governatore dem della California, Gavin Newsom, ampliando la decisione di immunizzarsi – entro il 2 agosto – pure agli operatori sanitari. Sorta di corsa contro il tempo, mentre gli irriducibili già annunciano una pioggia di ricorsi. Un po’ come qui da noi. Ma lo si percepisce che negli States è un’altra cosa. Come dire… si fa sul serio, in ogni caso e al di là di qualsiasi parere.

Così, può succedere che all’ingresso di un locale, ci si possa imbattere, scritto a grandi lettere, nel perentorio annuncio: “No vax, No service“. Del resto il proprietario, il ristoratore – di origini Italiane – Armando Celentano, co-proprietario del locale Argosy di Atlanta, lo mette bene in chiaro: “Per la vostra sicurezza, quella dello staff e dell’intera comunità, l’accesso è riservato ai soli vaccinati“.

Prendere o lasciare: la politica, da queste parti, è sempre stata questa.

D’altronde, voi che fareste ritrovandovi positivi insieme a 4 camerieri, nonostante siate immunizzati, per colpa del virus portato in sala da qualche cliente che, invece, non lo era? “Siamo stati costretti a chiudere e metterci tutti in quarantena. Abbiamo perso decine di migliaia di dollari“, racconta l’uomo. “Non posso permettermi una nuova chiusura. Non servire i clienti no vax, potenziali diffusori del virus nel ristorante è una questione d’affari“. E c’è poco da lamentarsi o da fare polemiche.

Poche chiacchiere. Qui c’è posto solo per i fatti. Fatti, peraltro condivisi, anche, dai baristi di San Francisco. Sono centinaia i locali aderenti alla Bar Owner Alliance, in cui si potrà entrare, unicamente esibendo prova di vaccinazione o un tampone negativo, eseguito nelle ultime 72 ore. Una misura, affermano i diretti interessati, imposta dall’aumento esponenziale di contagi, anche tra lavoratori già vaccinati.

Intanto, riporta il New York Times, almeno 400 Università ammetteranno nel loro perimetro solo studenti, insegnanti e staff che hanno assunto le due dosi. Come, d’altra parte, già molti ospedali privati.

Un trend, lo accennavamo, che si scontra diametralmente con l’altra tendenza, quella cioè, no vax.

“Viviamo ormai in due Americhe“, è costretto a constatare l’immunologo Anthony Fauci. E nessuna delle due sembra più tollerare l’altra. Ma ne facevamo cenno all’inizio. ‘Fuori’ – pur se apparentemente uguale – è tutto diverso. E’ la stessa vita, armata, però, di megafono. E’ più roboante, meno propensa al compromesso, più aggressiva. Se poi ciò rappresenti o meno un bene, beh, questo è tutto un altro discorso…

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