Una bambola che di mestiere fa la scienziata

Una bambola che di mestiere fa la scienziata

L’avevamo lasciata, di recente, con indosso la tuta sportiva, scarpe da ginnastica ai piedi, in onore degli attuali Giochi Olimpici. Una versione di Barbie in formato Tricolore, per celebrare l’identità Nazionale.

La ritroviamo, ora, tailleur nero, camicetta bianca, lunghi capelli rossi e occhialoni da intellettuale. Così, la bambola per antonomasia si presenta, stavolta, in omaggio a Sarah Gilbert, la scienziata dell’Università di Oxford che ha co-inventato la formula del vaccino contro il Coronavirus, prodotto da AstraZeneca.

Baebie Sarah Gilbert

NUMEROSE, LE OCCASIONI DI TRIBUTO…

E non è, neppure, questo, il primo riconoscimento riservato alla 59enne ricercatrice, originaria del Northamptonshire. Già a giugno, in virtù degli Internazionali di tennis di Wimbledon, la donna si è vista dedicare una sontuosa standing ovation. Non solo, appena pochi giorni prima, era stata insignita dalla regina Elisabetta del titolo nobiliare di ‘dama’.

Certo, governata dalla mente di sperimentatrice, l’evenienza di prestare la propria immagine a una bambola, seppur amata da milioni di bambine in tutto il mondo, le deve esser parsa piuttosto insolita. “L’idea, all’inizio, mi è sembrata strana. Poi ho pensato che possa ispirare una carriera nell’ambito della ricerca – ha voluto specificare – suggerendo percorsi, che i bambini neppure conoscono“. Come quello, appunto, dell’indagine sugli antidoti contro il Covid, che gli esperti del Regno Unito ritengono talmente sicuri da poter essere iniettanti, al momento, anche ai ragazzi tra 16 e 17 anni, persino senza il consenso dei genitori.

BARBIE: UNA, NESSUNA, CENTOMILA

Una Barbie, insomma, dalla parvenza di eroina che, per la Mattel rappresenta un “riconoscimento ai sacrifici affrontati da coloro che lavorano in prima fila” contro la pandemia. Un modo, nello specifico, per “illuminarne gli sforzi” e “alimentare l’immaginazione dei bambini, in direzione del loro esempio“.

Non più, dunque, remissiva allo stereotipo del giocattolo dai lunghi capelli biondi e dai grandi occhi blu, l’Azienda – va aggiunto – ha proposto, oltre alla vaccinologa, altre cinque Barbie, in omaggio ad altrettanti personaggi femminili. Figure, emblematiche in campo scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico. Due operatrici sanitarie americane, Amy O’Sullivan e Audrey Cruz – scendendo nel particolare – l’attivista canadese Chika Stacy Oriuwa, la ricercatrice biomedica brasiliana Jaqueline Goes de Jesus e il medico australiano Kirby White.

Si va, così, ad espandere la gamma delle professioni (circa 200) e dei look proposti alle ragazzine, arrangiati anche rispetto alle diverse etnie. Non solo vestiti da sogno per ogni occasione, in sostanza ma – pure – tute da astronauta, divise da vigile del fuoco, giacche da pilota di aerei, completini da maratoneta modello Dina Asher-Smith. E chissà quante altre ancora…

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