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Setenil: preda dei Mori, depredata dalla roccia

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Chiudete gli occhi. Siete in Andalusia, in un villaggio dalle dimensioni talmente ridotte, da comprendere appena 3 mila abitanti. Cosa c’è di strano? Vi starete domandando. Ebbene, il sito in questione è rinomato come una tra le località più spaventose che si trovino in zona.

Proprio così, per gli abitanti di Setenil de las Bodegas il cielo è scosceso e composto… di pietra. Un gigantesco ammasso roccioso, che sembra divorare casa dopo casa, ormai da millenni. Un agglomerato affascinante e suggestivo, che inquieta e, al tempo stesso, stuzzica la fantasia. Un ‘luogo non luogo’, tappa pressoché obbligata, per chi si dirige in questa parte della Spagna.

Del resto quel nome, Setenil, è figlio della dura scorza che lo caratterizza. ‘Septem nihil‘, vale a dire, nell’accezione latina, sette volte niente, a numerare i frequenti – e vani – assedi al borgo, da parte dei Mori.

E le pareti rocciose, che provvedono a regalare al torrido Setenil ombra perenne, appartengono ad una gola scavata da centinaia di anni dal Rio Trejo, strategico punto di riferimento per i primi colonizzatori.

Una “improbabile alleanza tra architettura e geologia”, lo ha voluto definire chi conta. Una descrizione che, perfettamente, rispecchia un equilibrio, solo apparentemente precario. Ci si vive e piacevolmente, qui. E mentre ci si ritrova immensi tra i segreti della natura si sperimenta, come altrove, il futuro che avanza. E ci si ingegna su come sfruttare al meglio le potenzialità, espresse o meno, di un posto che, forse, chiede di più.

Dunque, il rispetto di quello che è l’inconsueto ruolo dei costoni finisce per non sottrarre spazio alla bellezza. Regala, anzi, malia e protegge, incuriosisce, desta scalpore… e magari, anche, nell’epoca del tutto instagrammabile, attrae – pure – guadagno.

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