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America latina: a Venezia, va in onda lo sconcerto

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America Latina. E’ questo il titolo della fotografia, firmata fratelli D’Innocenzo, di un malessere ossessivo. Un film che, alla guisa dei precedenti del duo, mette a confronto gli opposti attributi dell’anima. La facciata bene, perfetta raffigurazione da fornire al mondo e il buio, concretamente racchiuso, in questa occasione, in una cantina, dove si compie l’impensabile.

Il dentista Elio Germano – alias Massimo Sisti – possiede tutto ciò che il suo status può fornirgli. Una bella villa, una famiglia – moglie e due figlie – a conferma di una costruzione attuata nel tempo. E ampie prospettive davanti. Il quadro ideale per sentirsi arrivati. Fieri. Appagati.

Eppure… eppure esiste un’altra verità. Un secondo esistere, decisamente più oscuro. Meno congruo… e ordinato. E il respiro si fa, lentamente ma immarcescibilmente, via via più teso. La telecamera più ravvicinata, a sondare, di più, a spiare, indugiando, quel che, inatteso e imprevedibile, accade.

E no sono tanto i fatti a spiazzare, quanto, piuttosto, la risultanza delle emozioni. In quel di Latina – qui la location – una scalinata a tortiglione è capace di condurre negli abissi. E l’anima si interroga, quando non vuole sfuggire alle domande. Prova a spiegarsi, nel momento in cui, queste spiegazioni, è in vena di cercarle.

Dunque, una ragazza attorniata dal marciume, torturata, forse, al piano di sotto. Sopra, esplicito contraltare, il luminoso affresco di tre donne – quasi – tutte della stessa età. E Lui, il protagonista, che accudisce la prigioniera, pur senza liberarla. Dunque, come nelle migliori tradizioni Hitchcockiane, nulla è come sembra. Ognuno, al contrario, è portavoce del proprio male, delle personali voglie proibite. Occultate, celate, non rivelate, nemmeno, alle volte, e fino in fondo, a se stessi.

Il sottile incastro fra trama e carattere dei personaggi, in fondo, non fa altro che tessere, ancora in questo caso, l’illustrazione della complessità che intercorre tra i maschi e l’universo femminile e quella forma mentis disturbata, trappola per chiunque vi finisca dentro.

Non sveliamo di più. Chiediamo solo, a chi voglia assistere, di lasciarsi trascinare negli umori insani di una pellicola che sa far tutto. Sa sorprendere, inquietare, turbare. Tutto, fuorché lasciare indifferenti.

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