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Quando la Spagna parla ‘siculo’: benvenuti a Borgo Parrini

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Pennellate d’arte che, però, assumono corpo, tra i vicoli e per le strade di una Sicilia, che non smette mai di sorprendere. Un’isola, la cui bellezza è stata decantata in tutti i modi possibili e che, ancora oggi, si comunica, attraverso i suoi paesaggi: intatti, immacolati, rimembranza di un tempo che fu. Così è per Borgo Parrini. Paesino, che si appoggia alla realtà di Partinico, talmente suggestivo, da risultare paragonabile ad un dipinto.

La Barcellona Segreta – così la definiscono – sede di uno sparuto numero di abitanti, ad uno schiocco dalla brillante Palermo. E’ così che la vuole la sua storia, alter ego della celebre città basca, massima espressione del talento di Gaudì. Una contrada, datata 1500, la cui origine risale al periodo, in cui i Padri Gesuiti decisero di acquistare alcuni terreni agricoli. Da qui, il nome, che sta a significare, per l’appunto, preti.

Le proprietà furono gradualmente sfruttate dalla crescente Compagnia di Gesù, finché, agli albori del ‘700, come in uso ai tempi, i terreni si riempirono di strutture: un mulino, svariati magazzini, torrette di avvistamento per i campieri, abitazioni per coloni e braccianti e – come prefigurabile – una chiesetta, intitolata a Maria SS. del Rosario.

Avvenuta la soppressione dell’Ordine, nel 1767, la proprietà del borgo passò in mano al principe francese Henri d’Orleans, duca d’Aumale, che ne volle sfruttare le peculiarità per la produzione del Moscatello dello zucco, un vino altamente apprezzato, nell’Europa del XIX secolo.
Il nobile francese si distinse come fautore di una florida azienda agricola, nella quale lavoravano circa 300 operai, che trovavano alloggio proprio presso edifici del Borgo.
L’uva ottenuta, veniva poi tradotta a Terrasini. Da qui, il viaggio del pregiato vino, verso la Francia e la Germania.

Racconti antichi, romantici e un tanto leggendari, come spesso accade, che nobilitano posti nascosti, sconosciuti a i più, ma che, negli ultimi anni, reclamano nuovamente la dovuta attenzione.

Così, gli autentici stilli di vita riemergono, ancora adesso, attraverso un susseguirsi di case bianche, tra infissi colorati e porte azzurre. Ci si intravede, con uno sforzo, neppure troppo procace, d’immaginazione – lo accennavamo – lo spirito dell’architetto catalano. Ma non si tratta solo di questo. Le viuzze straripanti di fiori, le maioliche… qui tutto è ancora in grado di parlare e raccontare di sé.

In fondo, quello del luogo sin qui descritto si identifica con il racconto, comune, di numerosi altri luoghi. Posti mimetizzati, inglobati in città più grandi, esaltanti, apparentemente avventurose. Eppure, a guardar bene, ciò che ci si affanna a cercare in giro è racchiuso tutto tra le mura variopinte di casette accostate le une alle altre. Edifici che, ancora, si parlano e quel che hanno da dire incuriosisce. Ed attrae.

Oggi Borgo Parrini, dunque, si eleva dal suo ruolo di centro dimenticato, sdoganandosi da un passato che l’ha visto imbavagliato, grazie all’intraprendenza dei suoi abitanti e al talento di un sapiente imprenditore, che ha saputo prendersene cura. Per decenni, trascorsa la Seconda Guerra Mondiale, il silenzio. Ora se ne percepisce, piacevolmente, la voce. Ed è immediato il turismo.

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