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E adesso… tutti giù per terra

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In vocabolario, letteralmente: perdere i sensi per debolezza, emozione o improvvisa mancanza di forze, ma anche: provare un forte senso di nausea, disgusto o irritazione.

Andiamolo a studiare nel dettaglio, allora, cosa sta a significare questa improvvisa rinuncia di coscienza. L’attimo in cui il corpo, si assenta, apparentemente inconsapevole, eppure, indotto da un preciso istinto di protezione.

Innanzi tutto, indaghiamone le cause. E’ bene sapere, tanto per cominciare, che il sintomo si presenta, nel momento in cui il flusso sanguigno al cervello si riduce in maniera eccessiva.

Un mancamento può essere indotto dalla bassa pressione sanguigna o da una risposta del sistema nervoso, che riduce l’afflusso di sangue al cervello. Risposte, provocate – sommariamente – da eventi stressanti o traumatici, dalla paura o dal dolore. I sintomi più frequenti? Sensazione di calore, confusione, capogiri e iperventilazione. A ciò si aggiungano – in taluni casi – vertigini e momentanea perdita dell’udito.

Cosa può indurli?

Non fare colazione, ad esempio. Oppure lasciar trascorrere un tempo eccessivo tra un pasto e l’altro. Come, pure, non bere abbastanza acqua. Ma anche la visione di qualcosa che inorridisca o spaventi può considerarsi un buon deterrente.

Dunque, nell’eventualità che si voglia simularlo, lo svenimento richiede un controllo preventivo sulla caduta, onde evitare di farsi male. Va studiato, insomma, nei particolari.

In piedi o seduto? Ecco una tra le numerose domande da porsi. E poi, quali sintomi è possibile imitare in modo efficace? Da che lato cadere e per quanto tempo fingere di aver perso i sensi? Sono, questi, tutti i dubbi da dissipare.

20 secondi al massimo, che di più non suona veritiero. Quando una persona cade a terra o si piega, al punto da avere la testa parallela al suolo, il flusso sanguigno al cervello è quasi immediatamente ripristinato e la vittima, presto, rinviene. Tuttavia, al ‘risveglio’, è bene non saltare subito in piedi, dando immediatamente l’impressione che vada tutto bene. Meglio rimanere seduti per alcuni minuti, quelli necessari per riprendersi.

Tutto pronto, è bene accertarsi che, nel luogo prescelto, non ci sia presenza di oggetti pericolosi, piuttosto che di persone, contro le quali sbattere. Una volta pronti, si va ‘in scena’. Se si sta camminando è giusto rallentate il passo, mettendo in atto la simulazione di tutti i sintomi descritti pocanzi. Tenersi la testa può rivelarsi un buon metodo. Iniziare a sbattere le palpebre o strizzare gli occhi.

1/2 minuti basteranno, per risultare convincenti. Come, anche, chiedere un bicchier d’acqua, fingere mancanza d’aria. E, se si è seduti, aiuta inciampare, rialzandosi, purché il tutto avvenga in maniera lenta… trascinata.

Veniamo al dunque: se si è in piedi, piegarsi sulle ginocchia, facendole arrivare a terra, prima di scendere con il torace. Quindi, procedere piuttosto velocemente. Se, diversamente, ci si è poggiati su una sedia, lasciarsi cadere su quest’ultima è la soluzione più funzionale. Atterrare sulle cosce e non sulle anche o sull’osso sacro faciliterà la discesa. Poi, far scendere rapidamente il torace. Chiudere gli occhi e lasciare che i muscoli si indeboliscano del tutto. Occorre essere completamente rilassati.

Muoversi, in pratica, come se si fosse privi di ossa, ruzzolando a terra, totalmente abbandonati. Qualche secondo, non di più, fuori dal mondo, con gli arti completamente molli. 20 secondi rappresenteranno il tempo adeguato per risultare credibili.

Una volta riaperti gli occhi, il suggerimento è di un respiro profondo, accompagnato da scarsa lucidità di pensiero. Un’ennesima oscillazione del corpo, appena in piedi, sarà l’ennesima esitazione, necessaria a confermare il fingimento.

Un, due, tre… verso la verità

  • Una volta riaperti gli occhi, l’espressione va mantenuta confusa per alcuni secondi. Poi, meglio informarsi su quanto è appena accaduto.
  • Se la situazione non permette di crollare in modo realistico, conviene svenire con due o tre persone accanto, tanto da potersi sostenere in tempo, ma non abbastanza vicine da capire cosa stia realmente succedendo.
  • Qualora si intenda svenire frontalmente, sarebbe il caso di evitare di poggiare le mani al suolo, durante la caduta. E’ un riflesso incondizionato e serve pratica per evitarlo.
  • Se si incorra il rischio, rovinando a terra, di farsi male, conviene perdere lucidità vicino a qualcosa a cui aggrapparsi, per rallentarne la dinamica. Spesso le persone si rendono conto in anticipo che qualcosa non va e riescono ad ammortizzare il livello di pericolo.
  • Cadere sopra un tappeto o magari su un letto, rappresenterebbe, a livello di salvaguardia, la perfezione.
  • Anche una parete, che possa attutire il franare del corpo, ha il suo perché.
  • In generale, un mancamento è una perdita del controllo non totale, né improvvisa. E’ frutto, invece, di un graduale black-out.

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