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Il dono

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La notte gli appartiene. Del resto, il sangue scorre gelido dentro le ossa. Filtra appena. Mentre le vene tendono ad assumere una tonalità, assai simile all’indaco.

L’incarnato, a dispetto della pelle vellutata, è ceruleo. E, appena se ne incrocia lo sguardo, ci si accorge di come non ci sia velatura negli occhi. Né lo sfiori ombra.

E’ lì che avviene la fascinazione, poiché, non possedendone una, Egli, riflesso, si adopera di divorare l’immagine altrui. E, in questa sorta di illusione, il malcapitato si abbandona. Ignaro. Lascivo. Inerme…

L’attrazione verso modi gentili è irreversibile. Le movenze, il parlare che ha il sapore di miele… quel fare retrò, che suscita curiosità, dapprima. Poi smarrimento. Poi, infine, piacere…

Si distingue, Egli, suo malgrado. E il magnetismo che emana è quello di un Predatore. Il cuore è oscuro, il sentire profondo, l’agire rapido. Impercettibile.

La stessa eleganza che si traduce, in brevi attimi, nella più sofisticata dimensione di crudeltà.

Sciocchi gli uomini che, impavidi, ardiscono di avvicinarsi. Ignari di un destino già scritto.

Viaggia solo. Poiché così si vuole. E quel cuore suo batte unicamente di tanto in tanto. Solitaria reminiscenza di un’umana natura.

Malinconica creatura… mentre cammina, si rende inconsapevole traduzione di una poesia dal sapore amaro. Eppure, eternamente incantevole…

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