‘Romana’ incoerenza…

‘Romana’ incoerenza…

Immaginatevelo, quel cartello esposto là, in bella vista, sfacciato, quasi audace, in quel bar di Piazza Tuscolo. Recita: “Entrare dall’uscita“. Suona di irrisorio, pare un dilegio e, invece, qui si fa sul serio. Del resto, la porta è una sola. Se ne deduce che sia impossibile rispettare la normativa anti-assembramenti.

Eppure nessuno rimane sorpreso. Roma, intesa come progenie dell’avanspettacolo, patria della battuta sempre pronta, perennemente alla portata. E, allora, nell’Eterna Città delle contraddizioni, cosa c’è di strano o insolito nel leggere l’indicazione di cui sopra?

Qui la battuta te la servono su un piatto d’argento, come fosse il cornetto che gusti a colazione. E’ fresca, genuina, fragrante, immediata… e poco conta che sia, pure, irriverente: “Te piasse un corpo!“, ci si urla, in maniera, magari, anche sguaiata, nel rivedere un amico che non si incontrava da tanto e suona alla stregua di un augurio. Non c’è malizia, né cattiveria. Bando ai retro-pensieri, mentre ci si rivolge a un cameriere, ad un lavavetri, ad un inserviente definendolo “Capo!”.

Uno tra gli incroci più trafficati della Capitale si chiama piazzetta del Bel Respiro, pensate un po’. E se a piazza dell’Alberone la fa da padrone un esile alberello, a piazza della Quercia c’è un Leccio. Per non parlare del Gianicolo, in cui si contraddistingue la famosa Quercia del Tasso.

Persino gli esercizi commerciali sono soliti prendersi beffa – involontariamente – dei propri avventori, presentandosi attraverso insegne che presumono un vissuto retrogrado: Antica gelateria, Antico forno… recitano, spesso effigie di attività, nate solo di recente.

E ritorniamo a noi, a quel cartello che invita ad entrare dall’uscita. Riflette, quest’ultimo, un’inclinazione per l’incoerenza di cui Roma è pregna. Di più, è simbolo e ‘portatrice sana’. Si ritrova ovunque, basta appena farci caso.

Per dire, neppure troppo tempo fa, presso un corridoio dell’ospedale Bambin Gesù, su una porta spalancata si notava affisso un foglio. La scritta era perentoria: “Questa porta deve rimanere sempre chiusa“. Ecco, la vocazione tutta nostrana per l’ossimoro non accenna a smentirsi neppure nelle situazioni di dolore e viene rispettata, persino quando si tratta di Organi Statali. In quale altro luogo potremmo imbatterci in una Commissione attribuita agli Stabili Pericolanti?

Ça va sans dire. Siamo fatti così, né sapremmo disegnarci diversamente.

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