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Come ti insegno quanto è bello il vento…

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Rovesciamo la prospettiva. Immaginiamo che, quel che più è assodato nel comune pensiero venga, per un istante, messo da parte, per convogliare, invece, l’attenzione verso l’inconsueto, l’inaspettato.

Sapevate che, a fine ‘800, i salotti letterari di Parigi consideravano la Tour Eiffel un mostro da abbattere? Allo stesso modo, siamo abituati ad ammirare i Mulini a vento come elemento paesaggistico della pittura fiamminga del Seicento. Né ci sorprendono le Pale eoliche, nella Spagna raccontata dai film di Almodovar. Eppure, in Italia, l’incontro tra bellezza della natura ed energia alimentata dalla natura, per molti, rappresenta tuttora un tabù.

Immaginate che, dal 2014, la crescita delle fonti rinnovabili è sostanzialmente bloccata, in palese violazione delle indicazioni Europee e delle politiche per la sicurezza climatica.

ITALIA PIONIERA DI SFIDE

Un contributo a rompere il lungo stallo arriva, ora, dalla prima guida al mondo, che propone i Parchi Eolici come modello di rilancio del turismo natura. “L’idea ci è venuta parlando con albergatori e ristoratori, che lavorano sulle ciclovie e sui sentieri“, fanno sapere da Legambiente, l’associazione che ha curato il progetto. “Ci hanno rivelato un mondo diverso da quello che viene generalmente rappresentato. Camminatori e ciclisti Europei, ma anche Italiani, che scelgono certi percorsi per il piacere di muoversi in un paesaggio, reso emozionante anche dal mix di futuro e passato. Pale eoliche, che sono entrate a far parte dell’ambiente e che forniscono energia innocua. Quella presenza è percepita come qualcosa in più, non come qualcosa in meno. Se gli impianti sono progettati bene, bellezza e sicurezza possono stare assieme“.

Non un eccezione. Dal momento che, ad esempio, al Parco eolico offshore nell’Øresund, di fronte a Copenaghen, una cooperativa locale è solita organizzare vere e proprie gite e arrivano anche arrampicatori a scalare le turbine. Tuttavia, una guida che, addirittura, ribaltasse il punto di vista dei comitati del no, proponendo in maniera organica un legame tra paesaggio e rinnovabili, non era mai stata scritta.

UN POZZO INESPLORATO DI DESTINAZIONI

L’Italia, in questo senso, occupa il podio. Un lavoro, che propone 11 casi, in cui la protezione della natura si sposa con le pale eoliche, grazie a percorsi che vengono utilizzati dagli escursionisti e che producono reddito per gli operatori locali. “A Rispescia, in provincia di Grosseto, gestiamo da molti anni un Centro che organizza corsi di formazione e campi estivi. Agli studenti proponiamo gite nei dintorni. Così abbiamo scoperto che una delle mete più richieste è l’impianto eolico di Poggi Alti, nel Comune di Scansano. I ragazzi tornano entusiasti, dopo aver fatto un percorso… ci chiedono perché non si riescano a moltiplicare gli impianti che usano energia pulita; perché non vengono valorizzate risorse del territorio che creano occupazione e si legano alla storia“.

Altro impianto assai gettonato è quello di Rivoli Veronese, lungo la ciclabile che collega Verona al lago di Garda. Dal percorso, si ha una vista che spazia dal lago di Garda alle Alpi. I prati vicini, che ospitano una straordinaria biodiversità, comprese varie specie di orchidee protette, sono stati difesi e allargati dalla rinaturalizzazione, promossa dall’Impresa che gestisce la centrale e da Legambiente.

Il risultato è una ciclabile che corre in mezzo al verde, con i laghi da una parte e le montagne dall’altra, passando per un anfiteatro morenico creato dalle grandi glaciazioni. Qui soffia il Peler, un vento che la fa da padrone. E qui passa anche la Ciclovia del Sole, l’itinerario europeo che collega Capo Nord a Malta. Un’alternativa, rimanendo sempre in zona? L’area del Valpolicella, nota da duemila anni per vini che vanno dall’Amarone al Recioto, un passito da meditazione. Oppure, si possono esplorare le ville sparse lungo le colline, costruite cinque secoli fa, con tecniche di bioclimatica.

La guida percorre una serie di territori, che vanno – ancora – dal paese di nascita di Sandro Pertini, in Sicilia, a Tocco da Casauria, finito in prima pagina sul New York Times 10 anni fa come la località abruzzese, modello di eco energia, che distribuiva ricchezza sul territorio. Passando per il Cretto di Burri, tra le più note opere di land art, a ricordo del terremoto del Belìce del 1968, che distrusse Gibellina.

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