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Te piace ‘o Presepe… con il Green pass?

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Certo, a dire il vero siamo un po’ in anticipo. Ma al Presepe, in fondo, non si finisce di pensare mai giacché, appena si smonta l’allestimento dell’anno trascorso, ci si appresta, già, presso le botteghe artigiane, alla messa a punto di nuove idee, al passo con i tempi. Si tratta, in fondo, di un’opera in continuo movimento, in cui i protagonisti si avvicendano, si aggiungono, spariscono, in funzione della Società che, di volta involta, vanno a rappresentare.

Tornando a noi, da sempre, presso l’antica e folcloristica viuzza di San Gregorio Armeno, a Napoli, la tradizione racconta di artisti pronti ad inventare, creare, dare sostanza ad inediti personaggi. Raffigurano, come accennato, eminenze delle società civile, della politica, della sport, dello spettacolo… dunque, perché stupirsi se, in virtù di questo 2021, a fare la sua comparsa sull’inusuale palco sia il Green Pass? Lo ha preteso – chi ne possiede il patrocinio – ben visibile in una bottega, tra le mani dei Re Magi.

Era obbligatorio per loro“, sostiene Marco Ferrigno, il Maestro che li ha realizzati: “dal momento che stanno per cominciare un lungo viaggio, che li porterà verso la stalla, dove nascerà il Bambin Gesù”. Lo stesso, ironizza poi sul fatto che il Green pass, per i tre, scadrà nell’arco di poco, direttamente il 6 gennaio.

Per quanto incarni lo spirito e l’arte ormai pressoché consumata dei bottegai, l’iniziativa non è stata – tuttavia – pienamente gradita, se si pensa a chi continua ad alzare la voce per battersi, financo in questi giorni, contro i vaccini e la loro diffusione su larga scala.

Sul mio profilo Instagramassieme ai tantissimi like, mi stanno attribuendo ogni tipo di epiteto. Dal fascista al naziskin. Eppure non ho fatto niente di diverso dal solito: attualizzare il Presepio, introducendo personaggi o situazioni del momento. L’anno scorso misi la mascherina ai Re Magi, quest’anno li ho dotati di green pass. È solo un messaggio ironico, nessuna volontà di fare polemica. Anzi. Semmai, l’intento era quello di stemperare certe tensioni che esistono. Nulla di più”. 

Un’iniziativa, senza dubbio encomiabile. Ma l’oltranzismo, di per sé, risulta difficilmente premiante. Ieri avrebbero potuto essere – magari – i vegani, oggi i no vax. Domani, a lamentarsi, saranno altri ancora.

Il punto è che bisognerebbe imparare – o re-imparare – il senso del rispetto per ogni forma di comunicazione, per il pensiero non condiviso. Per le persone, soprattutto e quel che, liberamente e nel pieno diritto, intendono esprimere.

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