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Storia di Alessia… una di noi

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Succede dappertutto. Accade, di norma, anche in tv. Specie adesso che, di mettere in piazza i propri sentimenti, non se ne manifesta affatto la vergogna. E, anzi…

Così, tra corna, tradimenti, rivendicazioni e dolore abbiamo assistito, noi poveri e involontari testimoni, all’ennesimo addio. Struggente? Forse no, dal momento che nel racconto, brutale e senza troppe parafrasi, c’è la sintesi estrema di una storia finita male. O, almeno, così potremmo pensare, se proseliti del ‘volemose bene‘ a tutti i costi.

Di fatto, eravamo, spettatori ignari e inermi, di fronte al rientro televisivo di C’è posta per te, noto programma di Maria De Filippi, icona del sabato sera di Canale 5. Ebbene, durante questa prima puntata della nuova edizione, quella andata in ora l’8 gennaio, si è verificato… il prevedibile. Ma ne siamo poi così sicuri?

Nel senso che la storia è delicata, certo. Una di quelle in cui, nel copione, appaiono le interpretazioni di Lui – tale Giovanni – di Lei – Alessia – e… della cugina di Lei, terzo incomodo della vicenda. Insomma, avviene il tradimento. Poi la scoperta, prima o poi inevitabile, che tanto gli uomini, in questo, non si smentiscono mai. Vengono puntualmente beccati. Segue l’abbandono.

Ed ecco, da parte del fedifrago, una ridda di tentativi, per provare a riconquistare ‘la sua bella’. Un accanimento, che recita, come ultimo capitolo, l’apparizione, appunto, presso il Salotto di ‘Maria che tutto può‘, persino riconciliare una coppia al collasso. Almeno nelle speranze. Del resto, Alessia – e qui, a nostro giudizio, sta la novità – aveva già tagliato i ponti. Definitivamente. “Non mi fido più“, aveva chiaramente fatto intendere. E c’era poco altro da aggiungere.

Come avrebbe potuto d’altronde, Lei che racconta di aver perso un bambino e di non aver potuto contare sul sostegno del compagno?

Inutile, da parte di Giovanni, cospargersi il capo di cenere: “Sono qui per chiederti perdono per tutto il male che ti ho fatto. Sono pentito, non c’è mai stato un sentimento nei confronti dell’altra persona. Ho distrutto il nostro matrimonio. Tu non hai colpe“.

E ancora: “Mi uccide dentro, non averti fatto sentire amata come dovevi. Ti amo, ti ho sempre amato e ti amerò per sempre. Mi manca tutto di te. Spero che un giorno riuscirai a guardarmi negli occhi come l’uomo di cui eri innamorata, ti amo“.

Quante belle parole, ci verrebbe da dire. E tutto – a domandarlo è l’amor di spettacolo, prima di ogni altra cosa. Poi, pure, l’accento romantico che alberga nel cuore di ognuno di noi – avrebbe dovuto contribuire alla riconciliazione.

E invece no. Ed ecco la novità. Plausibile e strabiliante al tempo stesso. Alessia non solo non ha voluto sentire ragioni, ma si è, in qualche modo, presa la personale rivincita, umiliando l’ormai ex, di fronte alle telecamere: “Quando ho capito che c’era qualcuna, gli ho detto che non volevo sapere chi fosse. Gli ho detto: Chiudi e rendimi felice. Dirgli che mi fa schifo è una piccolezza, rispetto a come sono stata“.

Così cala il sipario. Con la protervia di una donna che, differentemente da tante altre, non ha bisogno di riaccettare in casa il proprio uomo, nonostante tutto. Che non necessariamente è tenuta, per educazione, per preoccupazione, per facciata, a chiudere un occhio. O meglio, tutti e due, pur di arrivare ad un lieto fine. Lei è decisa. Ha deciso. E quel che è scritto è scritto.

Senza romanticherie. Senza fingimenti. Senza piegarsi ad una logica che, al giorno d’oggi, non ha più motivo di esistere. E, cosa ancor più sorprendente, i commenti stanno a zero. Che qui nessuno può metter bocca.

Quando si parla di parità dei sessi… Pari è quando, all’occasione, si ha la possibilità di riprendere in mano se stessi e le sorti della propria esistenza. Quando il male subito lo si può cancellare. Rimuovere, seppure in virtù di un vigoroso lasso di tempo. Quando, liberamente, si può rispondere No, o Non Più, a seconda dei casi. E farlo a cuore convinto e leggero, con la certezza, volendo, che si potrà intessere un secondo domani. Più virtuoso. Più soddisfacente. Meno infarcito di tanti bei discorsi e colmo, piuttosto, di fatti.

Che quelli contano, ancora e per fortuna, più di ogni altra cosa.

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