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Il senso dell’amicizia

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Capita anche a voi di trovarvi, inaspettatamente, invasi dalle idee? O meglio, vi succede, proprio come sta accadendo a me in questo momento, che siano i pensieri ad impossessarsi della mente, indipendentemente dalla volontà?

Predisposizione‘, mi direte. E sia. Allora, vi confesso che la sensazione che mi porto addosso, da qualche giorno, è di tepore. Mi pare di muovermi, respirare, agire… come avvolta in una coperta impercettibile. Eppure la sento e mi protegge.

Di più, questo suo compito di regalare calore lo svolge attraverso i sorrisi e i volti delle persone. Indossa il ritratto dei vicini di appartamento, conosciuti, in vacanza, di recente. Parla la lingua delle cassiere del supermercato, due ragazzine – per me lo sono – dagli occhi vispi e lucenti, mix – per chi lo vuole leggere – di sensibilità ed intelligenza. Si esprime, attraverso le continue attenzioni che gli estranei, più e meglio ancora di parenti o amici, sanno rivolgermi.

Si manifesta, pure, attraverso l’incontro – questo intendo approfondirlo – con due donne: Chiara e Cristiana. Entrambe, a mio avviso, belle. Ambedue con una storia da raccontare e lo sguardo in cui, se lo si desidera, si riesce ad affondare. Sorridono, un po’ per dovere – sono proprietarie di un’attività – ma sono convinta che lo facciano, ancor di più, per carattere, sostenute dalla voglia di vivere e dal coraggio, che abita solo in chi la sofferenza – suo malgrado – l’ha conosciuta da vicino.

Ecco, a quel loro negozio – che ha tanto il sapore di un raffinato Bazar resterò legata per il resto dei miei giorni, poiché è lì che ho ricevuto, inconsapevolmente, l’ultimo dono, da parte di mio padre. Si tratta di un paio di stivali che, lo confesso, in qualsiasi altra occasione avrei evitato di comprare ma, in questo specifico caso, li ho voluti, cercati, aspettati… un lusso o, forse, a ben guardare, molto di più.

Esistono cose già scritte che non sappiamo, né riusciamo a spiegarci. Ebbene, questo è un episodio in cui il copione era, evidentemente e per desiderio di chissà chi, rodato. Il canavaccio era lì, alla mia portata. Così Io, accanto a loro, abbiamo solo interpretato una trama che ci voleva subito unite, sorridenti, complici, curiose di saperne di più l’una dell’altra e quello che poteva rimanere un momento d’acquisto – per me non lo sarebbe stato, in ogni caso – si è reso, invece, occasione di confronto, di scambio reciproco, di crescita…

Ecco. Riflettevo, appunto, su questo. Sul senso dell’amicizia. Su come possa nascere, imprevisto, un fiore, anche nei luoghi più inaspettati. Su quanto conti ‘tenere il cuore sintonizzato‘; quanto basti poco per accarezzarsi l’anima… Ci si sceglie e il quadro si compone di pancia, prima ancora che di testa. Ci si ritrova, in breve, a raccontarsi, a confidarsi, a chiedere aiuto… là dove, fino all’attimo precedente, magari, non ci si conosceva…

Strano, insolito. Evidentemente, però, possibile.

Loro, per quel che ho compreso, sono spesso in giro, ma quel che posso consigliarvi è, se vi trovate nella zona nord della Sardegna, di fare un giro per la via principe di Cannigione. MAISON LAILA denuncia, a tutta voce, estro e buon gusto, accompagnati da esperienza e gentilezza. Respira di un sentimento buono… E’ la bellezza stessa degli abiti, delle scarpe, degli arredi… che accarezza chi entra e, se ci si spinge all’interno spensierati, senza rimanere sulle retrovie, quello in cui ci si imbatte è un qualcosa di più. Parlo di fidelizzazione, di attenzione verso il cliente, di professionalità, di cura… le giostre, per chi ama vestire e, soprattutto, per chi detesta la banalità.

Mi rendo conto che questo mio scritto può suonare di sponsorizzazione ma tale non è. Rappresenta solo l’esplicazione di un filo, tessuto assieme nel giro di qualche ora… quelle cuciture che, seppur sottili, possono, con il tempo, farsi forti come corde. Ancore e di quest’ancora, in particolare sento, ora, di avere enorme bisogno.

Dunque grazie… mie care Amiche dell’ultimo minuto, per esservi palesate senza veli. Per avermi abbracciata… per essermi venute incontro nel dare concretezza a quello che, a prima vista, poteva suonare di capriccio e, invece, ritraeva l’essenza del legame tra un padre e sua figlia.

Siete e rimarrete a lungo, statene certe, il mio sorriso!

Angela

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