Disney Bloues…
C’era una volta… e, del resto, l’articolo in questione non potrebbe iniziare se non così, dal momento che protagonista ne è colui che, di fiabe, ne è occupato nell’intero corso dell’esistenza, facendone una vera e propria missione e guadagnandosi, sull’argomento, un successo planetario.

Un ragazzo di Kansas City – per dirla tutta – in quel del Missouri, al quale, un bel giorno, venne offerto un taglio di capelli gratuito. Il primo, di una catena di eventi che lo avrebbe reso immortale, ma seguiamo i tempi e partiamo dal principio.
L’omaggio, merito di un barbiere, arrivava in cambio di una ‘selezione di opere d’arte’, frutto del talento di un dodicenne con la predilezione; la passione, anzi, verso i cartoni animati. I disegni riempiono, rivestendole, le pareti del negozio e divengono presto un’attrazione, per tutto il vicinato.
Del resto, da qualche parte si sarebbe pur dovuto iniziare. Tanto bastò, nell’adolescente, per accendere il fuoco sacro che lo avrebbe condotto, a soli venti anni, ad indossare i panni di animatore, con tanto di Casa di produzione, al seguito: la Laugh-O-Gram Films.

Fu un’altra, tuttavia, la società che realmente ne decretò il valore… e la fortuna. Era il 1923 e lo Studio cinematografico che portava il suo nome rispondeva agli innumerevoli requisiti dell’intransigente Hollywood. La compagnia fondata da Walt Disney ha segnato – letteralmente – la storia dell’intrattenimento per famiglie, fino a festeggiare, proprio nell’anno in corso, il suo centenario.
Celebrazioni, quelle in previsione per la Disney 100, che si delineano come “esperienza immersiva e multisensoriale“, tesa a ribadire, soprattutto, fra i tanti temi, “La meraviglia dell’amicizia“. Un secolo, a ben guardare, però, tutt’altro che meraviglioso; né tanto meno amichevole o, almeno, non sempre.
Cadute…
Le aspre dispute sindacali, le accuse di razzismo e/o sessismo, le brutali battaglie che hanno visti impegnati i membri dei vari Consigli di Amministrazione e persino l’attacco, fatale, di un alligatore, nei confronti di un bambino, nel 2016, presso la sede Disney World, in Florida, in seguito al quale più di 200 rettili sono stati rimossi dal resort, sono episodi emblematici di momenti spesso tesi e del fatto che anche le migliori fiabe e, forse, in particolare quelle, nascondono un lato oscuro. Un frammento o più frammenti bui, da quali non ci si può svincolare.

Così, veniamo pure a sapere che il papà di Topolino & co. era “dominatore“, “cattivo” e talvolta “maligno“.
Walt e la sua Azienda sono stati più volte bollati e, di certo, stando ai più moderni standard, qualcosa di vero, nelle chiacchiere, c’è. In Dumbo – giusto per farvi un esempio – il corvo protagonista che parlava in modo sgarbato si chiamava, nemmeno a farlo apposta, Jim Crow, esattamente come l’insieme di leggi che imponevano la segregazione razziale, nel Sud. Non solo. Leggenda – e non unicamente quella – vuole che, per anni, il nostro si sia rifiutato di assumere, al suo seguito, personale femminile, convinto che le donne non possedessero le dovute qualità.
Sregolatezza… e genio, pur tuttavia, come pretende la formula, o il suo inverso, dall’ineguagliabile stima.
…di percorso
Tant’è, la sua dipartita, nel 1966, causata da un cancro ai polmoni (era d’abitudine fumare tre pacchetti di sigarette al giorno), colpì duramente la Compagnia. La perdita dello spirito guida sembrò, in buona sostanza, svuotarla dell’energia creativa.

I successi al botteghino degli anni subito successivi, come Il libro della giungla, nel ’67, godevano della rendita della strada tracciata in precedenza. Fu il Patron a suggerire che si adoperasse la voce dell’attore comico Phil Harris per interpretare l’orso Baloo e persino che quest’ultimo – l’orso – avrebbe potuto danzare.
Trascorso qualche anno, nel 1989, la scia di preoccupante crollo si è interrotta, grazie ad una sorta di Rinascimento e alla scelta, insieme, di rispolverare l’animazione di tradizione. Riproporre, cioè, super classici, come La sirenetta (1989), Aladdin (1992) e Il re leone (1994). Nel 2019, poi, l’idea di un servizio streaming a casa (Disney+) ha ulteriormente posto il suggello sulla ripresa.
…e di stile
Né, vanno sottovalutate, nel contesto, le preoccupazioni di molti tra i 66.000 dipendenti, tesi a gridare, per ragioni evidentemente non inventate, all’omofobia. D’altronde si sa, Disney e la polemica sono compagni di letto, non meno di Topolino e Minnie. Né, tanto meno, sono da prendere alla leggera le cause per plagio contro i produttori de Il Re Leone e Frozen. Tanta carne al fuoco, tradotto e altrettanti motivi, per bruciare tra le fiamme dell’inferno. E invece no.

Immarcescibile
Nonostante i non pochi disastri, la Disney prosegue tuttora il suo cammino, dopo aver acquistato e annesso altre potenti istituzioni: la Marvel, l’ex rivale Pixar e la Lucasfilm (che ha creato, rispettivamente, i franchise di Star Wars e Indiana Jones). Mantiene saldo, in sunto, il suo ruolo di Colosso.
Falsa, al di là delle dicerie, la faccenda secondo cui Walt Disney si sarebbe fatto conservare criogenicamente, dopo la morte, in attesa – chissà – del bacio d’Amore, al pari della Bella Addormentata. Mitologia, leggende metropolitane… Resta, al contrario e nonostante tutto, la verità, parimenti e magari ancor più avvincente di una realtà che, da 100 anni, rimane inalterata. Non è intatta e qualche scivolone s’è registrato ma, in una gara alla resilienza, ne esce vincente, un passo avanti, formidabilmente preparata e perspicace, esattamente come chi l’ha creata.
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