Addio… al Mestro del Talk

Addio… al Mestro del Talk

Alle volte, nella vita di noi tutti, si crea uno spartiacque. C’è, insomma, un prima e un dopo. Così è stato, nell’universo dell’informazione televisiva, all’arrivo di Maurizio Costanzo. 84 anni e una carriera, alle spalle, costellata di… fatti. Tanti, da raccontare, da condividere, da veicolare, attraverso i quotidiani, le riviste, la radio, il piccolo schermo e cause, da difendere, perorare… per un uomo che ha scelto di essere, nella vita, giornalista, conduttore, autore, sceneggiatore e quanto, in tutti questi anni, ha voluto regalarci di sé.

Radio, mon amour

Un precisetti, secondo i personali schemi. Nato a Roma, il 28 agosto 1938, frequenta il liceo classico. Non l’università, dedito, piuttosto, all’attività giornalistica. A metà degli anni ’50 occupa già un posto in Rai. “Fin dai nove anni, pensavo di fare il giornalista e mi scrivevo un giornale, da solo“, rivelerà. Tipico dei segni di Terra: determinati, costanti, lungimiranti. Dunque, la strada verso il successo prevede un susseguirsi di tappe: la collaborazione con l’agenzia di stampa Italmondo, poi con La Giustizia, quotidiano di Giuseppe Saragat. A seguire, Paese Sera e, ancora, Grazia, periodico edito da Mondadori. “Lavoravo tantissimo” – racconterà anni dopo – “facevo decine di interviste, cronaca e spettacolo. La mia cultura televisiva nasce dall’aver frequentato la tv in bianco e nero di allora, dal Musichiere a Telematch, Mario Riva, Enzo Tortora, Enza Sampò. Feci gli esami da professionista, insieme a Furio Colombo“.

Tant’è. Lo troviamo, tra l’altro, coautore. A Lui dobbiamo Se telefonando, brano eseguito, nel ’66, da Mina. A Lui fa capo, pure, l’invenzione del personaggio di Fracchia, impersonato da Paolo Villaggio.

Costanzo con Paolo Villaggio e Paola Borboni

E’ la volta, poi, di Buon Pomeriggio, in radio; di Bontà loro ed è così che partorisce un format innovativo, destinato ad accompagnarlo, come marchio di fabbrica, per il resto dell’esistenza. “Ettore Bernabei era convinto che, a quell’ora, gli italiani andassero a dormire. Non era vero. Alla prima puntata facemmo quasi 5 milioni e mezzo d’ascolto, alla seconda 13“. Aveva appena inventato il Talk.

Non pago, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 di dà al teatro. Nel 1978, diventa direttore de La Domenica del Corriere. L’anno successivo fonda il quotidiano L’Occhio che, però, avrà vita breve, mentre nel 1980 viene nominato direttore di Contatto, primo tg di una tivù privata, la Pin (Primarete Indipendente), edita da Rizzoli.

Esperienze belle, brutte, che si accumulano a fare curriculum e, tra i tanti accadimenti, non mancano neppure gli scandali, come quello relativo alla P2. Il suo nome viene trovato nell’elenco degli iscritti alla loggia massonica di Licio Gelli. Dopo un’iniziale smentita, Costanzo decide di vuotare il sacco: “Butta via tutte le domande che hai preparato“, dirà a Giampaolo Pansa, che lo intervista. “Adesso confesso“.

Momenti di trasmissione

La rinascita lavorativa è datata 14 settembre 1982 quando, su Rete 4, va in onda la prima puntata del Maurizio Costanzo Show, trasmesso prima dal Sistina e poi dal Parioli. “Fu Garinei a suggerirmi di trasferire la trasmissione in teatro. Io, peraltro, l’ho sempre vissuta come un evento teatrale, con personaggi che si scontrano o si amano, eccetera“.

Un trionfo. Anzi, il programma più longevo della tivù italiana. “Condurre un talk show vuol dire fare tanti mestieri insieme. Bisogna essere un po’ uomini di spettacolo; percepire la platea e le sue tensioni, avere il ritmo. Bisogna essere padroni di casa, ravvivare la conversazione che langue, incoraggiare l’ospite timido, ridurre a miti consigli il presuntuoso. Bisogna essere giornalisti, cioè saper fare le domande e avere la curiosità tipica dei giornalisti per i personaggi, per i casi“.

Costanzo con Falcone

Allora, la causa altra o l’altra causa, comunque si voglia interpretarla, è la lotta – aperta – alla mafia. Agli esordi degli anni ’90 si espone in prima persona, conducendo una serie di speciali, in sinergia con Michele Santoro. Il 14 maggio 1993 esplode, a Roma, un’autobomba, al passaggio della sua macchina. In trasmissione aveva augurato il cancro ai boss, responsabili degli omicidi dei magistrati Falcone e Borsellino.

Uomo forte, dicevamo e super partes. Da sempre schierato a sinistra, non ha mai avuto problemi con il suo editore, nemmeno quando Berlusconi decide di darsi alla politica. “Non penso di votarti, ma sarò corretto nei tuoi confronti, se tu lo sarai nei miei. Così è stato“, assicurerà, mettendoci, anche in questo caso, la faccia.

Assieme a Maria

La direzione di Canale 5, la presidenza di Mediatrade, la direzione artistica del Teatro Brancaccio di Roma sono solo alcune tra le numerose altre avventure, che lo hanno visto protagonista. Tante, a suo credito, le conduzioni. Sulla tv di Stato come sulle generaliste, su Sky… ancora una volta, la direzione editoriale di una rivista: Vero TV. Un filo rosso, lungo innumerevoli primavere, confortato, pure, dall’amore. Un recidivo dei sentimenti, potremmo definirlo, data la quantità di matrimoni. L’ultimo, quello risalente al 1995, è con Maria De Filippi. Il suo occhio lungo, ancora in questa occasione, ci aveva azzeccato.

La regina della televisione italiana – nulla che ci stupisca – l’ha inventata Lui.

LEGGI LE ATRE NEWS NELLA SEZIONE CELEBRITA’

CONSULTA IL REPARTO SPETTACOLO E TV