Ceccherini, anima fragile

Ceccherini, anima fragile

Ok ok! Alla fine sì, è andata esattamente come aveva previsto, o meglio, per dirla con le sue stesse parole: “Hanno vinto gli ebrei“. Insomma, Oppenheimer, secondo copione, ha fatto man bassa di premi: miglior film, migliore regia, migliore attore protagonista e non, miglior fotografia, montaggio e colonna sonora. Non c’è che dire! A bocca asciutta, diversamente, è rimasto Matteo Garrone, con il suo Io Capitano, surclassato, nella categoria miglior film straniero, da La zona d’interesse.

Tant’è, eravamo nella rosa dei papabili e questo, di per sé, è bastevole per renderci orgogliosi. Fin qui – come dire – tutto nella norma. Avremmo, lo ammettiamo, desiderato di più ma siamo temprati…

Ciò premesso, quanto, invece, ha destato un gran vociare, sono le parole pronunciate da Massimo Ceccherini, prima ancora delle Celebre Notte. Ospite nella trasmissione Rai condotta da Francesca Fialdini in veste di ‘sceneggiatore candidato all’Oscar’ – tipico di chi ‘non sa tenersi un cecio in bocca’, ha commentato, in merito al film nostrano: “Sappiate che, nella cinquina è il più bello, solo che non vincerà, forse, perché vinceranno gli ebrei… Quelli vincono sempre...”

Gelo tra il pubblico e una conduttrice che tentava, suo malgrado, di sviare, cambiando rapidamente argomento. Inutile o quasi, pure il tentativo di riprendersi, sul finire: “Sono molto fiero di aver lavorato con Garrone, che ha fatto un film favoloso“. Suona di vero quel che dice, per il modo, anche, in cui lo dice.

Altrettanto veri, tuttavia e inevitabili, gli strali verso l’istintivo – a tal proposito, non esiste alcun dubbio – e fin troppo schietto (ci permettiamo di aggiungere) attore toscano.

Parole antiebraiche e antisemite“, ha chiosato la Comunità ebraica italiana. C’è chi ritiene che si tratti di un pensiero “gravissimo e inaccettabile“. Chi si appella alla “solita allusione alle lobby ebraiche, concettualmente non diversa dalla propaganda che, in qualsiasi stagione storica e a qualsiasi latitudine, ha preceduto persecuzioni e violenze, nei confronti delle nostre comunità“. Chi, addirittura, allarga la querelle a macchia d’olio: “Ci auguriamo che la conduttrice, Francesca Fialdini, non abbia colto le parole pronunciate da Ceccherini, solo perché stava formulando una seconda domanda. Se invece le avesse sentite e avesse deciso di non intervenire, sarebbe doppiamente grave“. Come a dire – e forse è il caso, data la fonte: Muoia Sansone con tutti Filistei.

Del resto, “Affermazioni razziste come queste non possono cadere nel silenzio, perché silenzio e indifferenza sono l’anticamera della violenza antisemita, inammissibili soprattutto sulla Rai“. E qui si chiude.

Superfluo – c’era da prevedere anche questo – che Ceccherini sia tornato sull’accaduto, scusandosi per l’increscioso incidente. “La colpa è mia che sono un imbianchino“, ha ammesso. “Mi sono spiegato male. Io intendevo il film degli ebrei, l’argomento. Non è la prima volta che un film con quel tema vince. Posso chiedere scusa, se qualcuno ha capito male. Io intendevo parlare di film. Stavo giocando, stavo parlando di scommesse per scherzare e di film con quell’argomento, ma ammetto che forse, se non dicevo niente, era meglio. Chi mi ha sgridato più di tutti è mia moglie”.

Ebbene, per quel poco – o tanto – che abbiamo imparato a conoscere Ceccherini, sappiamo che è così, che è tutto vero. Che la foga e l’amor di battuta, in ufficio con la lingua, velocissima, tendono a fregare il pensiero. Lo soverchiano, lo travolgono, affossandolo in situazioni talvolta surreali, tal altre enormemente scomode.

Eppure, non è dalla nostra giudicare. Non un uomo che arriva da un cammino difficile, pesante… e chi vuol vedere sa. Di recente ci è capitato di incrociarlo, in un documentario Rai: Roma santa e dannata. Intrigante scorcio di una Capitale notturna, misteriosa e segreta, infarcita di fatti e fattacci raccontati, per l’occasione, nel teatro delle sue stesse rovine, attraverso le batture feroci e i commenti cinici dei due navigatori – Roberto D’agostino e Marco Giusti – e delle loro fonti. Un lavoro ben eseguito – dietro anche il talento di Daniele Ciprì – ma questa è un’altra storia.

Tra gli ospiti – dicevamo – anzi, tra i testimoni, appunto, Ceccherini, reduce – per sua stessa ammissione – da un percorso lungo di acrobazie sulla vita. Lo stesso che abbiamo ritrovato, a breve, intervistato da Peter Gomez, nel suo Programma su Rai Tre, La confessione.

Un bagaglio incontenibile di ironia è quel che ne scaturisce. Anzi, di autoironia e la sensazione che, dopo aver toccato da vicino l’abisso, ci sia voglia, realmente, di cambiare. Voltare pagina, per riabilitarsi soprattutto con se stesso. Un grado di consapevolezza che rappresenta un’arma a doppio taglio, va detto, ma intanto c’è e la necessità, accanto, regina, pur nella verità, di non prendersi mai troppo sul serio.

Ecco, questo, dal nostro personalissimo punto di vista e lo sottolineiamo, di parere personale si tratta, è Massimo. Massimo che – dal canto nostro – non andrebbe posto sotto processo mediatico, giacché dibattimenti e dissidi interiori non devono davvero essergli mancati. Qui non è questione di assolvere o meno. Bisognerebbe, invece, provare a capire. Posizionarsi in fase di ascolto e contestualizzare.

Vero. Le parole sono massi, talvolta. Ma lui – l’attore, il comico, il regista…- dopo essersi ‘confessato’, ha sciorinato ‘A ruota libera‘ quel che il cuore gli dettava. Quando si studia la lingua, in specie la lingua scritta – per poter leggerla ed interpretarla nella condizione più appropriata – si approfondiscono, pure, accenti, timbri, poggiature, per cui una stessa frase viene a significare cose completamente diverse.

Allora, bisognerebbe analizzarle quelle frasi e trovarne il senso profondo. Scavare nell’animo di un uomo e vedere cosa realmente intendesse. Quale sia stato lo spirito che lo ha mosso… Magari si riuscirebbero ad intravedere, remote, la fierezza per aver partecipato a qualcosa di bello e anche formalmente, valido. La soddisfazione, per potersi, una volta tanto, dire ‘bravo’, senza scappatoie, senza sotterfugi. Nell’evidenza di un percorso – assai più banalmente – di crescita interiore. Quando ci si perde e ci si perde lungamente si tende a rimanere cristallizzati da qualche parte e si finisce per auto convincersi che da lì, da quel posto oscuro, non si uscirà mai più. Non è così. Non per forza…

Non è , d’altronde, la Bibbia che ci insegna: ‘Porgi l’altra guancia’, ‘ama il prossimo tuo come te stesso’? Che ci ricorda: ‘chi è senza peccato scagli la prima pietra’… etc. etc. etc. Leggiamo, questo è l’invito. Leggiamo di più. Ci farà bene.

LEGGI LE ALTRE NEWS SULLE CELEBRITA’

LEGGI ANCHE: Racconto di un poeta piccino picciò