Omaima Nelson: anima persa
Cattiva? Cosa ci vuole a dire: ‘Cattiva!’. Ad apostrofarti, per poi scordarsi, immediatamente dopo, rivolti ad altro. Cattiva: stando all’etimologia, potrebbe tradursi con ‘incapace‘ ma alla gente di oggi piace riempirsi la bocca diversamente. Loro amano giudicare. E’ il mezzo per sentirsi migliori, per elevarsi. Allora, cattiva finisce per significare, secondo l’accezione latina, ‘prigioniera del Diavolo‘.
Dunque, mi stanno accertando che sono una vittima; che tutto quel che è accaduto, in fondo, non è colpa mia. Ero schiava di un vizio, di un potere superiore ed occulto a cui, mi spiace, ora ma… non avrei potuto ribellarmi.
O forse sì; forse la verità, a girare la questione, è che Io ho provato proprio a ribellarmi. Ho provato a schiacciare la testa del Demonio ma, poi, qualcosa mi si è rivoltato contro…

Nel 1991, ero una modella. Niente più che una ragazza e, come tutte le ragazze, sognavo un futuro da moglie, una famiglia… Desideravo sentirmi amata e dare amore, a mia volta. Quando ho incontrato Bill ho subito pensato che potesse essere la persona giusta. L’ho conosciuto in un bar, giocando a biliardo. Li frequentavo, allora. Parecchio. Mi conoscevano come Ishta, o Nadia…
Faceva il pilota, di professione. Era più grande di me: aveva 56 anni; io 23. E’ bastato poco e, nel giro di una manciata di giorni, ci siamo sposati. Non era la prima volta. L’altra era stata un’unione lampo, terminata praticamente prima di iniziare. Avventata? Non lo so. Non direi… Io ho solo, sempre, seguito il mio cuore.
State pensando che mi prostituissi? Le sento le vostre menti in funzione. Sento il rumore dei pensieri…
Sono egiziana. Non sono nata negli Stati Uniti – ci sono arrivata nel 1986 – e, per arrotondare, facevo la tata. Vorrei specificarlo. Non so se anche questo abbia contribuito, in qualche modo, a determinare un matrimonio infelice. Voglio dire, il fatto di non essere americana. Lui ha iniziato praticamente subito a mostrare il suo lato violento. Mi abusava: fisicamente, sessualmente, mentalmente.

Cattiva. Non si nasce ‘cattiva’. ‘Cattiva’ ti ci rende il mondo tutt’attorno e, del resto, in qualche maniera dobbiamo pur difenderci, o no? Sì, lo ammetto, ero una cattiva moglie, nel senso che non sapevo come proteggermi da quel legame ingannevole che mi ero creata. Non riuscivo a liberarmene e, comunque, al di là della scelta finale, ci sarebbe stato un prezzo alto da pagare.
Allora, ho deciso di inventarmi al ruolo di cattiva. La scenografia della mia malvagità l’ho composta passo passo, disegnandomela su misura e abbandonandomi, quasi, nel mare di fango che mi ero inventata. E’ cattiva una donna che uccide il proprio sposo? E’ cattiva, o più cattiva, se adopera, affinché ciò avvenga, un ferro da stiro? E’ cattiva, se infila le mani del proprio coniuge nella friggitrice e ne divora, infine, un dito?
“Sono felice di essere sopravvissuta“. Ve la riassumo così. Quando soffri il tempo ti segna… Ti ri-disegna, anzi. Secondo la valutazione psicologica eseguita in fase di dibattimento pare che soffrissi di un disturbo da stress post-traumatico.
Buffo, era il giorno del Ringraziamento quando tutto è successo. Vivevamo in California, in un appartamento, in quel di Costa Mesa. Bill mi ha ringraziata, aggredendomi ed Io ho risposto: “Prego!“, secondo una lingua che non era la mia, era la sua. Ho adoperato gli stessi suoi parametri. Come avremmo potuto, altrimenti, comunicare?
Mi aveva legata al letto. Avete mai praticato il bondage? Ci sono parole… parole che, se pronunciate, vogliono dire ‘basta’, ‘fermati’… ‘No!’. Io ho detto ‘no!’, ma Lui ha continuato. Se sono la cagna del Diavolo, però, è giusto che vada fino in fondo. Una volta libera dai lacci, l’ho colpito con una lampada. Poi, l’ho pugnalato con un paio di forbici e poi, ancora, ho usato il ferro da stiro.

Sembro ridicola, fintanto che lo racconto. Non ho premeditato nulla… non sono cattiva. Non vi sembra, il mio, assai più il comportamento di una vittima?
Ero ‘cattiva’, perché ero vestita di rosso, quel giorno. Il cappello era rosso, gli stivali erano rossi, il rossetto che indossavo… Rosso, come il sangue dell’uomo che mi aveva punita… Adesso, semplicemente, era il mio turno. L’ho smembrato. L’ho castrato. Vendetta? Non lo so, Io parlerei, piuttosto, di risarcimento ma, mi rendo conto, è il mio punto di vista. Non pretendo di esser compresa.
Amate la cucina? Vi divertite a spadellare, speziare, amalgamare…? Ve lo chiedo perché, quel giorno, nella pentola ci ficcai la sua testa. Le mani, pure, le ho cotte, ve l’ho accennato. Non volevo che rimanessero impronte. Le costole le ho condite con salsa barbecue. Adesso sì, era dolce… Numerose altre parti del suo corpo le ho mischiate al tacchino, avanzato dalla sera prima. Poi, il composto l’ho gettato nel trita rifiuti. I vicini hanno testimoniato di averlo sentito in funzione per ore.
Siete sotto shock? E’ stato un lavoro lungo, sapete? Ci sono volute circa 12 ore, per fare tutto. 12 ore infinite, in cui credo di aver agito in uno stato di trance.
Quando hanno ritrovato l’auto di Bill, sul sedile anteriore, infilati in un sacco della spazzatura, c’erano ancora i suoi resti. Lo trovate raccapricciante?
Io non mi sento cattiva. Non mi ci sento. Io avevo bisogno di fare giustizia… Volevo indietro la mia vita, tutto qui… Mi hanno accusata, nell’ordine, di schiavitù sessuale, decapitazione, castrazione, cannibalismo.
L’ho martorizzato, al pari suo.
Il 2 dicembre mi arrestarono e un anno dopo ero a procedimento. Ecco, scopersero che quando, da bimba, vivevo al Cairo, ero stata sottoposta a mutilazione. Immaginate solo per un istante cosa voglia significare intrattenere rapporti sessuali nello stato in cui ero ridotta… Provavo dolore, ogni volta. Un dolore, per il quale nessuno mostrava un briciolo di pietà.
Bill non si era fermato, perché avrei dovuto farlo Io…
Il processo iniziò il primo dicembre del 1992.
Il 12 gennaio del 1993 fui condannata a 27 anni di galera, per omicidio di secondo grado. Non mi hanno concesso la libertà vigilata, né nel 2006; né in seguito, nel 2011, ritenendomi ‘una seria minaccia alla sicurezza pubblica’. Non mi ero assunta le dovute responsabilità – a loro dire – per quanto commesso e sarei stata, dalla loro prospettiva, una cittadina improduttiva. Tanto valeva lasciarmi marcire là, dietro le sbarre.
Sono ‘cattiva’. Sono una ‘mangia uomini’, nel senso letterale del termine…
La verità è che non mi perdonano. Non lasciano passare il fatto che sia stata segnalata ben 12 volte, per aver violato il codice stradale.
Non sorvolano all’idea che abbia rubato un’auto presa a noleggio da un mio fidanzato; né il tentato furto, nella casa di un mio ulteriore amante. Gli avevo puntato addosso una pistola – raccontò alla Polizia – nel mentre di una seduta di bondage – badate bene – consensuale. Un altro uomo, mi ha accusata di averlo minacciato con un coltello alla gola, ma non era altro che un gioco, ve lo assicuro. Poi, c’è stata la storia della poliziotta. L’avrei aggredita, dopo essere stata ‘beccata’ a rubare in un negozio. Le avrei morso il seno, raccontano.
Mio marito… Bill, lavorava come pilota a Laredo, vi dicevo, ma aveva anche una seconda attività come programmatore informatico. Quando lo conobbi, era stato appena rilasciato, dopo aver scontato quattro anni di prigione. Aveva tentato di contrabbandare 100 tonnellate di marijuana. Vi sembra la fotografia di un indifeso? C’è, per giunta, la faccenda della sua ex moglie… Eh, sì, benché Lei affermi che la procedura del divorzio non fosse ancora completa, all’epoca. Ok, c’eravamo sposati a Las Vegas… o Phoenix, non ricordo ora. Ok, sui registri non risultava nulla ma credetemi. Dovete credermi!
Nessuno ha voluto aiutarmi. Nessuno si è preso la briga di darmi una mano, benché abbia promesso anche cifre importanti. Poco importa che in cassaforte ci fossero a mala pena 100 dollari. Chi lo sapeva? Ho attraversato Orange County in macchina, nella speranza di convincere almeno qualche vecchia fiamma a smaltire con me quel che rimaneva del tizio con cui avevo condiviso il talamo nuziale, ma non vollero ascoltarmi e, anzi, più volte fui intimata di andarmene. Peggio, uno di loro allertò le autorità. Perquisirono la nostra residenza.
Si trovarono di fronte ad una serie copiosa di mobili imbrattati di sangue e carne umana sparsa a casaccio per le stanze. Era avvolta nella carta stagnola, o imballata: nei sacchetti di plastica, nelle scatole di cartone… In totale, le forze dell’ordine trovarono undici contenitori. Il resto era sull’auto, al mio fianco, ve l’ho già detto. Ah sì, quasi dimenticavo… nel frigo c’era la sua testa, mozzata; mentre una buona sezione del suo corpo, mettiamola così, è andata perduta.
Sì, in fase di interrogatorio ho mentito. Ho raccontato che “due donne e tre ragazzi“, in piena notte, avevano fatto irruzione nell’abitazione e, dopo avermi drogata, avevano ucciso Bill. Ma voi cosa avreste fatto, al mio posto?
Mi avevano molestata, in Egitto e continuavano a farlo anche adesso. Bill aveva persino minacciato di denunciarmi all’immigrazione per il mio falso passaporto. Ma la cattiva ero Io. La cattiva sono Io.
Alla fine mi sono nuovamente sposata, sapete? Un vecchio. Oh, scusate, si dice anziano. Un settantenne, che si era invaghito di me e veniva a farmi visita in carcere. Quelli, i sorveglianti, continuano ad asserire che mi sia inventata tutto ma vi giuro, è come racconto.
Il penitenziario non è un bel posto in cui stare. Si sono inventati di tutto, sul mio conto. Pare che abbia commesso un dovizioso numero di infrazioni; che abbia fatto a botte, che abbia aggredito il personale, che sia stata trovata in possesso di merce di contrabbando. A sentire loro, sono una ladra, un’attaccabrighe, una che non osserva le regole e non rispetta le conformità, neppure per quel che attiene alla pulizia. Affaracci loro. Miserabili. Vi attacchereste a tutto, pur di farmi sentire sbagliata!

L’anno prossimo ci riproverò. Tenterò nuovamente l’ammissione alla libertà vigilata. Ci sono tanti criminali fuori. Gente che veramente ha sbagliato ed Io, invece, resto qui a marcire, non compresa. Vorrebbero dimenticarsi di me, ma non glielo permetterò. Non sono cattiva, ve lo ripeto.
Aprite le transenne dietro le quali mi avete infilata e liberatemi. Ve lo dimostrerò. E, se dovessi commettere ancora errori, lo vedete anche voi, non è nella mia volontà. E’ Belzebù che lo vuole. Si approfitta della mia buona fede, Mefistofele; della mia debolezza nel non saper dire di no. Io non sono padrona, non lo sono mai stata…
Cattiva: abietta, viziosa, vile, sgradita. Ho scoperto, da poco, che nel dialetto Siculo la mia ferocia si traduce con ‘vedova‘. Ecco, sono solo una povera vedova. Il resto, non rimangono che illazioni…
Omaima Nelson
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