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Vitamina K: tutto quello che c’è da sapere

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Ne avete mai sentito parlare? Sicuramente sì. Ebbene, per chi, tuttavia, non sapesse esattamente di cosa si tratta, è doveroso far presente che il suo ruolo è fondamentale nel processo di coagulazione del sangue. Inoltre, assicura la funzionalità delle proteine, che formano e mantengono sane le ossa.

Scoperta nel 1935 dallo scienziato Henrik Carl Peter Dam, osservando la capacità di alcuni composti di far regredire le malattie emorragiche, in animali nutriti a base di cereali e lieviti, la sua principale attività – in sintesi – si riassume proprio nella lettera che la identifica. L’iniziale K sta infatti per koagulation, vale a dire, appunto, coagulazione.

Oltre all’azione antiemorragica, la vitamina K svolge innumerevoli altre funzioni nell’organismo. E’ un perfetto regolatore di enzimi, coinvolti tra i processi fondamentali del nostro organismo.

Va detto, poi, che incide, come accennato, nel processo di mineralizzazione delle ossa e dei tessuti molli: dalla cartilagine articolare alle pareti delle arterie. Necessitante, dunque, nella prevenzione dell’osteoporosi e delle relative fratture.

FillochinoneMenaquinoneMenadione

Più approfonditamente, la vitamina K si suddivide in tre famiglie:

K1: fillochinone. Di origine vegetale, è presente nelle verdure a foglia verde: spinaci, lattuga, radicchio… e negli ortaggi appartenenti all’ampia famiglia delle Brassicacee: broccoli, cavolfiori, verze, cime di rapa, rucola, rafano e tanti altri. Se ne trova, nella giusta quantità, nella salvia, nel prezzemolo e – ancora – nei legumi, tra cui fagioli e lenticchie. Quantità minori sono poi rintracciabili anche nella carne, nel fegato, nei cereali, nel tè verde e nei latticini

K2: menaquinone. Viene prodotta fisiologicamente dai batteri della flora intestinale, grazie alla fermentazione degli alimenti, introdotti con la dieta

K3: menadione. Prodotto di sintesi, utilizzato in farmaci che regolano la coagulazione del sangue

Carenza e sovraddosaggio

Il fabbisogno giornaliero di vitamina K è assai circoscritto: circa 1 milligrammo per kg di peso corporeo. Raro, dunque, secondo gli esperti, registrarne una carenza effettiva, superata l’età infantile. Tranne che in situazioni patologiche, che vanno dalle coliti croniche all’ostruzione intestinale. In tal caso, la sintomatologia si manifesta con la tendenza ad emorragie, un esempio su tutti, il sanguinamento delle gengive.

Anche l’eccesso di vitamina K è un evento decisamente raro, come pure l’eventualità di svilupparne tossicità. A tal proposito, va posto l’accento nel seguire le raccomandazioni del pediatra, per la somministrazione di integratori appositi ai neonati, più sensibili, in questo senso.

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