Sanremo… balaustra di ostinata pervicacia

Sanremo… balaustra di ostinata pervicacia

L’abbiamo lasciata così… . Ora “La parola d’ordine è rinascita. Sarebbe fantascienza transennare la città di Sanremo“, esordisce, in Conferenza Stampa, Amadeus. Si corre, alla ricerca disperata di un briciolo di ‘normalità’. Parola che ha abdicato alla sua allure banale per rendersi oltre che interessante. Oggi è emblema di lusso.

Giovedì 17, su Rai 1 e Rayplay, la finale di Sanremo Giovani, in onda dal Teatro del Casinò. Un luogo culto per il Capoluogo. Nel corso della serata, non verranno solo annunciate le otto Nuove Proposte che si contenderanno la vittoria all’Ariston ma, altresì, reso noto il cast del Big.

26 Campioni – sì avete sentito bene – muniti di tutti i propositi necessari per affrontare quella che, più che una serata televisiva, ha il sapore di una sfida. Chi di noi cominciava a dimenticare le lunghe tirate del febbraio scorso si metta pure l’animo in pace. I cantanti non sono mai stati così tanti. Del resto: “la proposta è stata enorme“, arriva per voce dello stesso presentatore. Prepariamoci, dunque, ad una 71esima edizione dai tempi biblici, con tanto di bollicina nel naso seduti – anche se sarebbe più corretto dire svenuti – sul divano. Con i palchi chiusi chissà ancora per quanto ed il pubblico disorientato, la manifestazione – si motiva – deve essere sembrata l’unica vetrina ‘importante’ dalla quale fare capolino.

Si attendono, pertanto, numeri da capogiro financo negli ascolti. E, nel frattempo, pronostici a parte, si lavora, alacremente, per la messa in sicurezza e per rendere appetibile una kermesse che si è fatta anzianotta e che, senza tutto il carrozzone che si trascina dietro, rischia di perdere ulteriormente smalto.

La situazione è difficilissima“, spiega, ancora, Amadeus. In sintesi, il Festival rimarrà nella sede di sempre, dove il pubblico potrà entrare. Dunque The show must go on, a rendere confortevole un periodo governato dall’incertezza e, come da prassi nei momenti difficili, il rito nazionalpopolare per eccellenza si fa portavoce di un messaggio che conservi insito il vessillo di unità e fiducia.

Quanta responsabilità per quattro canzonette, viene da pensare. E invece no. L’errore è proprio qui, nel sottovalutare la portata di un evento la cui grandezza non si rispecchia nello specifico, ma nell’emblematicità di quel che vuole significare.

Tra il 2 e il 6 marzo 2021 appuntamento davanti allo schermo: noi la pandemia la sconfiggiamo così, cantando a squarciagola. Che alternativi… beh, a ben ricordare, non ci eravamo, sin da subito, rifugiati in balcone, bandiere spiegate, a ribadire e difendere l’unità di un Italia minata dal virus, armati solo di gola e sentimento? Verrebbe quasi da insinuare: ‘Bei tempi’, quei primi giorni, in cui ci guidava l’incoscienza e tutto sembrava possibile. Eravamo – o per lo meno ci dichiaravamo – disposti al sacrificio, alle rinunce, in nome di una Patria che mai ci avrebbe tradito. Illusi, non avevamo ancora compreso il destino che ci attendeva dietro la porta.

Ma torniamo a noi: la squadra è nota, soltanto per quel che riguarda la sezione maschile. ‘Ama’ a tenere le redini, accanto all’incursore ed amico Fiorello, maestro – si spera – d’imprevedibilità.

Sul capitolo ‘vallette’, per ora, glissiamo. Se ne parla dopo l’Epifania. Un po’ come il vaccino, insomma. In quanto ai partecipanti, è certa la presenza di Fedez e Francesca Michielin, Leo Gassman se l’arroga praticamente di diritto. Poi si fanno i nomi di Ermal Meta, Maneskin, Gaia, Renga, Aiello. E, ancora, Luca Carboni, Bugo, Noemi, Irama, Di Martino e Colapesce, Malika Ayane e Ghemon… fate attenzione, nella selezione del cast c’è anche la legittima tutela per le quote rosa. 10, almeno, le donne. E via, all’insegna del politically correct. Un Sanremo che, almeno stando alle intenzioni, mira a rinnovarsi. A svecchiare i ritmi ed i suoni, impresa nell’impresa.

Ci prova, a suo modo, l’architrave stessa della manifestazione: “Il Festival non si può fare in situazione Covid. Ci sarà un palco esterno. I cantanti portano fan e se non ci sono quelli non è il Festival, ma un’altra trasmissione“. Notazione ineccepibile. E, per risollevare lo spirito da quello che potrebbe prefigurarsi alla guisa di un patatrac virale, interviene, ancora una volta, l’amico goliardico: “Mi hai deluso, Amadeus, neanche un po’ di sessismo, di omofobia, di razzismo, di negazionismo. Dì qualche cosa, lanciati! Dì come sei veramente, perché sennò di cosa scrivono? La polemica non l’hai fatta?…

Speriamo solo che la voglia di ridere si conservi fino a marzo…

LEGGI ANCHE: Sanremo 2021: il traghettatore Amadeus salva il Festival dal Coronavirus

CONSULTA LA SEZIONE SPETTACOLO E TV PRESENTE SUL SITO

Commento all'articolo