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Joseph Duplessis e la sua Regina perduta…

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“L’Austriaca’. Pensare che mi reputavano una nemica in patria. Questo mio essere così generosamente disinvolta mi ha resa più rivoluzionaria della Rivoluzione stessa. Mi hanno idolatrata, acclamata, voluta. Addirittura pretesa, all’inizio, come se fossi nel loro stesso diritto. Poi, di me non hanno saputo più che farsene.

Non potevano cacciarmi, così, hanno provveduto altrimenti. Mi hanno infangata. Del resto, quando si nasce con il cuore sconsideratamente aperto come il mio, come si può non lasciare libero accesso alle frasi insidiose, al disprezzo, al vilipendio. Mi hanno illusa che fossi Regina, pure, dei loro cuori. E invece no. Era solo una beffa.

Oh, ma non tediatevi. Oggi, sorrido…

Dio, se sapessero quanto e come li ho amati, uno ad uno. Non conoscendone il nome, né le abitudini. Ma loro erano il Mio Popolo. Coloro che, per diritto di Corona, avevo nel potere di proteggere, tutelare, accudire. Figli, al di là dei miei figli naturali.

Ma no. Non è così che è andata. lo sapete bene… Lo avere letto, tra le righe dei libri di storia. Avete saputo… ma avete davvero capito, poi?

Io sono Maria Antonietta d’Asburgo Lorena, Signora di Francia. La padrona assoluta di un Regno in cui tutto sembrava possibile e che, atrocemente, si è perso. Disfatto, frantumato dal rimbalzarsi di quelle voci… Illuministi, la Ragione… ah, quante cose… parole. E poi? Dove si cerca la pietà, tra tanti bei discorsi?

Dove si annida la compassione verso Colei che, in fondo, era solo una donna…

Vi perdono. Li perdono. Perché il mio animo è tuttora magnanimo. E, in questo Natale così disgraziato per voi che ancora vi trovate nelle condizioni di gestire le vostre carni terrene, vi lascio un dono. Un ennesimo regalo che, nel darsi, non c’è mai perdita.

Il ritratto me lo fatto Joseph Duplessis. Sapete, il pittore della nobiltà di Francia. Immaginate, avevo solo 16 anni…

Pensate alla spensieratezza di una mattina qualunque e agli occhi vivi di chi ha il futuro ancora tutto di fronte. A chi i sogni li tiene carichi nel cuore e non si preoccupa per quel che verrà. Non può averne coscienza, troppo giovane e ingenua. Non può prevedere e, pertanto, si dimostra capricciosa e intemperante.

Quale più immenso errore….

Andò così, di fatto. E non c’è rimedio. Solo che ero bella… talmente bella nella mia diversità….

Duplessis prese quel che c’era da prendere. La fierezza di chi era ancora Delfina, incapace di vedere, o intendere il male. Si dice che, di quest’opera, rinvenuta solo di recente, esista una duplice versione. Una del Maestro, perduta. Una, quest’ultima, frutto dell’ausilio della sua scuola.

Pare io ‘valga’ ancora molto perché all’asta è stata venduta per 175.000 euro dalla Casa Aguttes, quadruplicando la sua stima. Sul dipinto ha esercitato lo stato di prelazione, come è giusto che fosse, il Museo della Reggia di Versailles, che lo esporrà tra i suoi pezzi da collezione.

Pare che Grégoire Lacroix, direttore del dipartimento di dipinti e disegni antichi della Casa d’Aste abbia riscoperto in prima persona la tela, tra i resti di una collezione privata… Che storia… Io, che torno a sorridere al mondo. Che mi lascio ammirare, senza mai potermi toccare, neppure oggi…

Io, che rimango immacolatamente intatta. Ancorata ai miei anni più graziosi.

Non salverò il mondo, lo so bene. Non l’ho mai preteso. Ma stavolta, almeno, potrò accarezzarlo indisturbata. Si dibatterà ancora di me. Ci si interrogherà… ma ormai ci sono abituata. Ma non cederò. Non indietreggio. Mai.

Gli anni mi hanno portata a credere che a tutto ci sia un senso. Ebbene, il senso di ciò che vi ho appena narrato, decidetelo voi. Io lo chiamo immortalità, o qualcosa che, molto, gli si avvicina.

Godete di me. Di quel che di buono sono stata, fosse anche un ‘immagine. Io ne riceverò il medesimo piacere, sentendo i vostri occhi addosso. Oggi che sono polvere, neppure più ossa, posso ancora splendere e viva, vi chiedo, respirate di me… fatelo, per me!”

Maria Antonietta di Francia

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