Sangiovanni: storia di un ragazzo che voleva solo ‘essere un ragazzo’

Sangiovanni: storia di un ragazzo che voleva solo ‘essere un ragazzo’

A volte bisogna avere il coraggio di fermarsi“. Così, in poche parole, si condensa la realtà che sta vivendo Sangiovanni. Il cantante, reduce da Sanremo, ha pubblicato, di recente, un post su Instagram, annunciando uno stop dal lavoro. Pausa, che significa, nel caso specifico, rimandare l’uscita del nuovo album e rinunciare al concerto, al Forum, previsto per il 5 ottobre.

Grazie a quest’esperienza ho capito che essere se stessi e dire la verità è importante. Bisogna accettare quello che si è. A scanso di equivoci… non faccio questo discorso ora, per via di un posto in classifica. Anche il Sanremo precedente l’ho vissuto con lo stesso disagio, ma non riesco più a fingere che vada tutto bene e che sia felice di quello che sto facendo“, scrive.

Un atto di coraggio, di trasparenza, in un momento insospettabile. Scelta, evidentemente, non facile – laddove sparire equivale a smettere di esistere – tuttavia, necessaria.

Autenticità, prima di tutto con se stesso. Non sta bene, aveva rivelato in conferenza stampa, nei giorni della Kermesse, ” … e non ho paura di dirlo“. Come se ammetterlo lo conducesse già oltre, in una dimensione assai più vicina alla sua. Come se intendesse sollevarsi, in tal maniera, dal peso delle personali fragilità.

Non in grado, secondo alcuni, mentre si esibiva, di dare il cento per cento. Eppure, a pensarci bene, il cento per certo di ciò che era il suo stato d’animo, in questo periodo, lo abbiamo visto. Glielo abbiamo letto negli occhi, negli atteggiamenti… “Voglio precisare che non sto mollando, credo tanto nella mia musica e in questo progetto ma, allo stesso tempo, non ho le energie fisiche e mentali, in questo momento, per portarlo avanti. Non ve lo meritate voi e non se lo merita il mio team (che, per altro, ringrazio per la vicinanza)”.

Presa di coscienza forte, questa, ribadita persino nella sua Finiscimi. In fondo, si parla proprio, nel testo, del senso di oppressione che porta lo star male, della necessità di prendersi cura di sé.

Continuerò a scrivere e a stare in studio, perché fa parte del mio benessere e, nel mentre, inizierò a dedicare il tempo a me stesso, per migliorare questa condizione“.

Notizia che, inevitabilmente, ha colpito i fan, affezionati. Legati, per via di una condivisione nata da subito; quella con un talento acerbo ma con tanta voglia di emergere. Ha interessato, pure, e intenerito, chi, dell’ambiente, non può che dimostrarsi solidale. Così, ad esempio, Emma, Madame, Fiorello, Fedez

Tutti vicini al giovane cantante, tutti pronti a fornire il personale supporto: “Forza Sangio, con calma e con i tuoi tempi, prenditi cura di te. Noi ti aspettiamo quando vorrai, senza fretta. Grazie, per aver condiviso queste parole con noi. Sono d’ispirazione“, scrive Francesca Michielin

Torna a splendere fratellino, ti aspettiamo per tutto il tempo che ti serve. Hai un coraggio non da tutti. Stai dimostrando di credere nella tua roba, più di chiunque altro…“, gli fa sapere Madame. Lo appoggia Tiziano Ferro: “Sei giovane e ti sono piovute addosso immense responsabilità; tutte insieme e da un giorno all’altro. So bene cosa vuol dire avere la tua età e ritrovarsi nello stato che hai descritto in questo post..”. Si uniscono, in un unico coro, Fiorella Mannoia, Alfa, Diodato, Mannini, i Negramaro, Mr. Rain, Alessandra Amoroso

Commenta Ghemon: “L’industria musicale attuale promuove un modo di pensare e agire inquinato dal culto dei numeri e dei sold out, che sta determinando più danni di quelli che il pubblico può vedere. Risultati prodotti in batteria e riempiti di estrogeni che danno l’illusione di grandi abbuffate ma che nascondono un mondo di bugie e false aspettative in cui, purtroppo, a rimetterci sono un sacco di ragazze e ragazzi…“, a ribadire che il discorso è assai più ampio. Che, una volta lanciato il sasso nello stagno, il cerchio si allarga…

Intervistato in sala stampa, a Sanremo, rispetto a cosa stesse succedendo ai ragazzi di oggi, Sangio aveva – d’altronde – risposto con una sorta di appello generazionale: “Non so spiegarlo in generale, ma abbiamo bisogno di aiuto da chi è più grande. Io ho solo vent’anni, ditemelo voi che direzione devo prendere“, facendosi, in tal modo portavoce di un malessere, che travalica la sua condizione immanente.

Sangio, insomma, come ‘uno di noi’. “Io non so dire se sto bene o sto male. Vivo tante difficoltà, mi sento fragile, mi sento debole…“.

Ho ricevuto tantissimo sostegno – prosegue – che non mi aspettavo e tantissima comprensione che, per me, in questo momento, rappresentano la cosa più importante, anche perché mi sembra di sentire che quello che vivo io tocca tante persone e mi fa sentire meno solo. Davvero grazie”.

Voglio precisare – conclude – che non sto mollando Voglio stare bene per condurre al meglio la musica, vista come lavoro… tornerò presto, anche più forte di prima. Vi voglio bene“.

Ecco, c’è da riflettere, al di là del caso singolo. C’è da pensare. Anzi, meglio, c’è da fare. Armarsi di coraggio e cominciare a rivedere le cose. Non solo quelle attinenti al panorama musicale, bensì quelle inerenti ad un mondo che si racconta inclusivo, bio, rispettoso degli animali e bla bla bla e poi non riesce a riconoscersi. Non sa crescere i propri figli, non riesce a coccolarli a dovere, né a renderli forti.

Si illude, talvolta, di forgiarli ad eroi. In realtà, si tratta di figure di cartapesta, destinate a sgretolarsi presto. Meglio sarebbe – e assai più saggio – farne, semplicemente, uomini.

PARLIAMO… DI SANREMO

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