Quel ‘posticino’ nel Rione Sanità dove la beneficenza è di casa

Quel ‘posticino’ nel Rione Sanità dove la beneficenza è di casa


Così parlava il Sindaco – maestro De Filippodel Rione Sanità. La commedia, in tre atti, scritta nel ’60 per mano di Eduardo e dallo stesso interpretata, ruota la sua trama attorno al personaggio di Antonio Barracano, per bocca dell’autore, realmente esistito:

Si chiamava Campoluongo. Era un pezzo d’uomo bruno. Teneva il quartiere in ordine. Venivano da lui a chiedere pareri su come si dovevano comporre vertenze nel rione Sanità. E lui andava. Una volta ebbe una lite con Martino ‘u Camparo, e questo gli mangiò il naso. Questi Campoluongo non facevano la camorra, vivevano del loro mestiere, erano mobilieri. Veniva sempre a tutte le prime, in camerino. “Disturbo?” chiedeva. Si metteva seduto, sempre con la mano sul bastone. “Volete ‘na tazza ‘e cafè?”. Lui rispondeva “Volentieri”. Poi se ne andava.”

Eh già, come descrivere altrimenti la sensibilità e il carattere di ‘anime variopinte’, cesellate dalle atmosfere vivaci, dai colori sfacciati di quartieri che, tutt’oggi, custodiscono gelosamente, in un unico compendio, tradizioni e superstizioni, pregi e difetti…

Il quartiere, edificato sul finire del XVI sec. sulle spoglie di quello che rappresentava un luogo di sepoltura, fu pensato per accogliere le più accreditate famiglie borghesi. Tant’è, ha conferito – per i pochi che non ne fossero al corrente – i suoi nobili natali perfino al Principe de Curtis. E ha deciso di disegnarsi, anche strutturalmente, in un abbraccio – come testimoniano le illustri architetture di Palazzo Sanfelice e Palazzo dello Spagnolo – che ha finito, poi, per avvolgere il circondario di una tra le zone più popolari di Napoli.

Del resto, a città o’Vesuvio è così. La si ama o la si odia. Ma chi la ama, ci perde il cuore…

Concettina ai Tre Santi e la sua Pizza Sospesa

Laddove emarginazione, disoccupazione… fanno sì che la soglia di povertà sia piuttosto elevata, c’è chi, da sempre, si adopera in favore dei meno abbienti. Associazioni di volontariato, culturali, sociali… hanno costruito, nel tempo, una Rete, a beneficio di chi verte in situazioni di degrado. Stimolare il ‘senso civico’: questo, in primis, l’obiettivo.

Avete mai sentito parlare dell’usanza, tutta partenopea, del caffè sospeso? In pratica, al bar si lascia, in anticipo, il credito per una consumazione, in favore di un ipotetico avventore che non possa permetterselo. Ebbene, l’azione, filantropica, adesso – concettualmente – si allarga a macchia d’olio e vede interessata una tra le prelibatezze che, da sempre, popolano le tavole di chi abita nel cuore della mediterraneità.

Una pizza non si nega a nessuno. Tanto meno a chi non ha la possibilità di comprarsi da mangiare“, recita Marino Niola, antropologo e curatore, insieme ad Antonio Puzzi e Tullio De Mauro di quello che, a tutti gli effetti, può essere considerato il primo testo di show food dedicato alla pizza: Pizza, una grande tradizione italiana.

Il concetto di ‘differito’ – per dirla con le parole del ‘nostro’, grazie al tam tam dei Social si è globalizzato, spingendo la marcia sui tempi della generosità.

Altruismo alla De Sica, per citare un altro grande…

https://youtu.be/J3Qq8qB56-8

E di cui si fa portavoce, all’atto pratico, una famiglia che, dell’argomento se ne intende. Basta varcare la soglia di Concettina ai Tre Santi per accorgersi che il clima è quello dell’emozionalità, associato alla competenza.

Il welfare popolare qui bypassa la burocrazia, tipico di chi, in bilico, ci si destreggia per indole e per abitudine. Ciro Oliva – erede degli insegnamenti di papà Antonio, va fiero di un’iniziativa, capace di raccontarsi senza parlare, perché la bocca è piena del sapore fragrante di una pietanza, che identificare come tale pare quasi riduttivo. Il profumo che rapisce l’olfatto passando dai vicoli ha la stessa potenza di un ragazzo – è ancora giovanissimo Ciro, ma con già tanti anni di esperienza alle spalle – che a saputo ulteriormente espandere la sua volontà di fare del bene.

E’ a questo scopo che è nata, nel 2002, Casa dei Cristallini.

Intervista a Ciro Oliva

Un ritrovo, alternativo alla strada, per i più piccoli, in cui poter giocare ma, allo stesso tempo, accostarsi ad una forma mentis che individua il cibo quale elemento di creatività. Un primo passo verso un’educazione alimentare apripista, forse, per entrare a far parte della crew di pizzaioli da 10 e lode.

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