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Storia di una posata che ci ha cambiato la vita e il modo di mangiare

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Dunque; i piatti ci sono. Posizionati alla giusta distanza e in compendio con la tovaglia, fornita di apposito ‘mollettone‘. Bicchieri, sulla destra, per l’acqua e per il vino, dal tambler al più alto. Il piattino del pane, invece, è posto sulla sinistra. Tovagliolo, anch’esso appositamente piegato, sul medesimo lato della tavola. Coltello e cucchiaio ci sono anche loro, e pure la posata da dolce. Manca solo Lei. Del resto, tradizione ci insegna che, al nostro cospetto, è arrivata per ultima.

La sfarzosa tavola di Caterina de’ Medici

Vediamo, avete intuito di cosa stiamo parlando? C’è chi sostiene che l’abbia sdoganata Caterina de’ Medici ma, probabilmente, andando a ritroso, per recuperarne le origini, dovremmo guardare altrove.

Il primo evento in cui – pare – abbia fatto la sua apparizione fu – secondo la storia – in quel di Venezia, nel 1003, in occasione del banchetto nuziale del figlio del Doge, Orseolo II. La sposa, la principessa bizantina Maria Argyropoulaina, utilizzò, durante il ricevimento, una posata d’oro, a due rebbi, scandalizzando letteralmente i suoi ospiti. La donna, incurante, proseguì, nel servirsene, anche lungo gli anni successivi, infilzando i bocconi che, precedentemente, si faceva tagliare dai servitori.

Gesti rivoluzionari, per un mondo che, fino ad allora, conosceva unicamente la ‘ligula‘ o ‘lingula‘, vale a dire l’oggetto, fatto risalire alla Roma del Tardo Impero, utilizzato per cibarsi di datteri e piccoli dolci al miele. Tenendo conto che, per parte loro, i Romani adoperavano pressoché unicamente il coltello.

Trascorsero secoli, dopo quel convivio, prima che se ne risentisse parlare, sia in Italia, sia in Europa.

Dipinto di Alessandro Botticelli

Le prime testimonianze sono recuperabili attraverso un dipinto, datato 1483, del celebre Botticelli: Nastagio degli Onesti, quarto episodio, in cui si evidenziava come, presso la prestigiosa famiglia fiorentina Pucci, se ne facesse uso. Fu solo a questo punto che Caterina de’ Medici, sposa del re di Francia Enrico II, decise di portare con sé la personale collezione di argenteria, comprendente, per l’appunto, anche forchette. E, quando – nel 1533 – volle adoperarle, in occasione del ricevimento, immancabilmente finì per destare scalpore tra i presenti. La Corte, di fatto, non apprezzò la novità, lontana dalle abitudini fino ad allora mantenute.

E dire che, un’apparecchiatura priva di forchetta, al giorno d’oggi, ci parrebbe un abominio.

Le nozze di Caterina – Jacopo Chimenti

Ma da dove deriva l’origine del termine? Ebbene, si evince, quest’ultimo, dalla parola ‘forca’, strumento associato, nel Medioevo, oltre che al lavoro nei campi, a un’arma di tortura.
Del resto, gli stessi condannati a morte non venivano – stando al comune lessico di allora – ‘inviati alla forca?’

E stava, d’altro canto, quest’ultima, a rappresentare anche un attributo diabolico. Dunque, ancor più difficile da accettare, come oggetto d’utilizzo quotidiano, in una Società oscurantista.

Si dovette attendere fino al 1684, dunque. momento in cui il Re SoleLuigi XIV, ne intuì la funzionalità ed eleganza e ne promosse la diffusione, presso il Palazzo di Versailles. L’aristocrazia francese, prima, poi quella Europea tutta prese a farne abitudine.

E lo strumento, in precedenza Mefistofelico, ebbe, via via, a perfezionarsi.

I rebbi, dal francese ‘ripil‘, ovvero ‘pettine dai denti di ferro‘, passarono da due a tre, nel Cinquecento, per completarsi negli attuali quattro, tra il Settecento e l’Ottocento.

Alla tavola di Re Ferdinando

Dobbiamo ad un partenopeo – per la precisione – tale Gennaro Spadaccini, ciambellano alla corte di Ferdinando IV di Borbone, l’introduzione dell’ultima aggiunta, per facilitare l’arrotolamento degli spaghetti, formato di pasta assai pregiato nella città di Napoli, già allora.

La consuetudine a portare sul proprio desco la pasta lunga, coincise, in sostanza, a rendere consueto l’utilizzo di un manufatto che, altrimenti, sarebbe rimasto sconosciuto o pressoché inutilizzato. E, difatti, al Nord della Penisola il decorso si rivelò decisamente più lento. Mani e cucchiaio, d’altra parte, erano gli utensili d’eccellenza per mangiare. E quando, nei rari casi, la forchetta faceva la sua comparsa, era destinata al Capo famiglia, sorta di privilegio durante i pasti.

Il banchetto dei Re – Alonso Sanchez Coello

Si dovette attendere un certo benessere economico, perché l’usanza si diffondesse, a livello popolare. Pensare che, oggi – almeno per quel che attiene noi Occidentali – non comprenderla nella mise en place equivale a commettere una vera e propria eresia…

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