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Riscriviamo il Bon Ton, se si tratta di Pizza

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Ammainate le vele, Signori e Signore, che, finalmente, abbiamo sdoganato il concetto per cui, stando all’etichetta, si debba per forza mangiare con le posate.

Siamo esenti o, almeno, lo siamo, nel momento in cui si tratta di consumare finger food, calzoni, pizza che, avendo invaso anche le tavole d’Oltremanica, hanno destato l’interesse di chi, in quanto a Galateo, se ne intende.

Ebbene, mangiare con le mani non è più un tabù, neanche per la Bibbia delle Buone Maniere, targate Regno Unito. La Debrett’s, ‘moderna autorità in fatto di etichetta‘, messa alle strette dal dilagare del cibo Italiano, ha dovuto rivederne la partitura. Nel senso che si è trovata costretta a sovvertire, sotto certi aspetti, i dettami di bon ton che, da sempre, caratterizzano lo stare a tavola.

Dunque, senza comunque abdicare alla patente di commensale beneducato, assicurano i consulenti della guida, forchetta e coltello non sono più imprescindibili.

Le buone maniere“, si evince, “non devono avere un impatto negativo sul piacere di mangiare in famiglia o con gli amici“. Mani libere, quindi, e bando agli orpelli, con ovvie e intuibili restrizioni, fino agli scontati divieti. Ve li proponiamo in un ristretto elenco: l’abc della convivialità, a prescindere da ciò che c’è nel piatto.

  1. Quando mangiate con le mani, non tenete il piatto troppo in disordine
  2. Non curvatevi sul piatto
  3. Mettete il tovagliolo sulle ginocchia, per evitare di macchiarvi
  4. Pulitevi le mani, se necessario, ricordando però che mani leggermente sporche sono appropriate alla situazione, quindi gradite
  5. Mangiate a piccoli morsi, raccogliendo con la forchetta (e non con le dita) ciò che cade nel piatto e, se proprio dovete raccoglierlo con le mani, evitate tassativamente di leccarvi le dita
  6. Presi dall’entusiasmo dell’informalità, non invadete lo spazio del vicino
  7. Non mettete i gomiti sul tavolo
  8. Non usate il telefono a tavola
  9. Non pulitevi la bocca con le mani
  10. Non parlate a bocca piena

RIVOLUZIONI A PARTE…

A guardar bene, la pizza vanta origini antichissime. Esisteva già a partire dall’epoca di Etruschi, Greci, Romani… sotto forma di focaccia schiacciata, condita, solitamente, con formaggio, strutto e basilico. Creata apposta per essere venduta sul ciglio della strada, appena fuori dai forni.

La versione più recente, quella che siamo abituati a consumare oggi e famosa in tutto il mondo, è nata, invece, nel 1889, frutto del talento del cuoco napoletano Raffaele Esposito. In onore della Regina Margherita di Savoia, lo chef realizzò una ricetta, a base di pomodoro, basilico e mozzarella, che più in là si estese ad omaggio all’intera Penisola.

Margherita di Savoia

E, via via, si è fatto largo alla sperimentazione: capricciosa, quattro formaggi, diavola, mimosa, la famosa pizza fritta… nel tempo, se ne sono inventate, idonee ad ogni palato, da gustare, semmai, accomodati ad un tavolo e disposti ad attendere, qualora lo si richiedesse, prima di venire serviti.

  • Dunque, Galateo prevede che, nelle occasioni formali, sia buona educazione mangiare la pizza, servendosi delle posate.
  • Quando si mangia e, contemporaneamente, si conversa, è importante che i bocconi siano piccoli, per favorire il dialogo ed evitare pause di silenzio prolungato.
  • Diversamente, la situazione cambia, nel momento in cui ci si rapporta tra amici. E’ consentito – in tal caso – mangiare con le mani. Tuttavia, quando si sceglie un tipo di pizza pieno di condimento, per evitare di sporcarsi, è consigliabile adoperare, per la sezione centrale, ugualmente coltello e forchetta, per poi assaporare il perimetro come si desidera.

QUELLA LI’; SI’ CHE LA SA LUNGA…

E, in questo excursus, non ci si può esimere dal fare cenno alla Pizza a portafoglio. Nata nel 1738 a Port’Alba, viene, a tutti gli effetti, vissuta come la rilettura napoletana del cibo da strada. Semplice da preparare, piuttosto economica (1€ o 2€ al massimo), è veloce persino da mangiare. Si caratterizza – per chi non lo sapesse – per la tipica piegatura compatta, che la rende simile, una volta ultimata, esattamente ad un salva denari.

E come non afferrarla, va da sé, con le mani, magari avvolta in una sorta di cartoccio? Certo, potrebbe succedere di macchiarci con il pomodoro, sbrodolarci con l’olio ma, fin nel peggiore dei casi, potremo raccontare di esserci letteralmente tuffati nella pizza. Che è tutto un godimento.

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