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‘In nome del cielo’…tutto è possibile?

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C’è serie e serie. Ci sono quelle che sbaragliano tutto, fameliche di successo, roboanti. Quelle, invece, che arrivano quatte quatte. Agiscono nel silenzio ma, ugualmente, dopo poco, se ne parla. Il loro destino è parimenti prefigurato, senza troppe chiacchiere o esagerati orpelli ad accompagnarle. Eppure…

Così è – a quanto pare – per In nome del cielo. Le 7 puntate sarebbero dovute arrivare in streaming e sulla piattaforma di Disney+ lo scorso 27 luglio. Invece, abbiamo dovuto attendere fino al termine di questo assolato agosto, per poterne godere lo spettacolo. Del resto, la storia, creata e prodotta da Dustin Lance Black, si presenta assai complessa e perfettamente si adatta al clima di un settembre, anch’esso, multi-sfaccettato. Alla base, come da copione, un intricato omicidio. Alle spalle, il ritratto del piccolo sobborgo di Salt Lake Valley, nello Utah e la disamina, approfondita, di quel che accade all’interno della famiglia Lafferty. Mormoni praticanti, questi ultimi, al centro di un mistero, che trova le sue radici nei meandri stessi della religione cristiana.

Story drama, in cui fede, misticismo religioso e indagine poliziesca vanno a braccetto. Insomma, ce n’è per tutti i gusti ma la farcitura qui, se così vogliamo chiamarla, è sapientemente spalmata. Probabilmente poiché, come spesso accade in casi del genere, trae spunto dalla carta stampata. Under the Banner of Haven è stato pubblicato, in America, nel 2003. In Italia, è disponibile tra i bestseller di Mondadori. Scritto da Jon Krauserm – giornalista investigativo – il testo affonda le mani nella tradizione più conservatrice della religione americana. Prende in esame gli estremismi del credo religioso, i rami del fondamentalismo mormone. Nello specifico, viene analizzata la pratica della poligamia, rieditata nel contesto più moderno e attuale.  

Gran parte del romanzo, poi, si sofferma – lo accennavamo – sulle vicende dei fratelli Lafferty – realmente esistiti – autori di un omicidio, in nome della loro fede. Un saggio, alla sua prima pubblicazione, accolto, effettivamente, con malumori. In seguito, tuttavia, assurto a materiale di studio, per comprendere la realtà in analisi.

In sintesi, l’esistenza di Jeb Pyrealias Andrew Garfield – non è più la stessa, dopo essersi trovato ad indagare sulla morte di Brenda Wright e di sua figlia, avvenuta in una località remota, abitata prettamente da mormoni. Anche il giovane detective, con moglie e due figlie, segue i medesimi insegnamenti, ma la brutalità dell’omicidio lo sconvolge, al punto tale da indurlo a riflettere su convincimenti e precetti.

Dunque, le indagini conducono, subito, all’arresto del marito di Brenda, trovato in stato confusionale e con gli abiti sporchi di sangue. Un membro della famiglia Lafferty che, pur di proclamarsi innocente, comincia a sciorinare dettagli scabrosi e scottanti sulla sua parentela, rivelando di far parte della Chiesa Fondamentalista di Gesù dei Santi degli ultimi giorni, frangia talebana tra i mormoni.

Un uomo, insomma, alle prese con il dubbio e l’affare, come sempre, funziona. Quanto, poi, al mormonismo, trattasi di una religione fondata, nel 1842, da tale Joseph Smith. Un illuminato, a sua detta, vero e proprio profeta del credo in questione. Una religione che, però, pur traendo origine dal cristianesimo, se ne discosta, al punto tale da non essere vista, spesso, di buon occhio.

Ritornando a noi, non abbiamo a che fare, per l’occasione, con un crime purissimo, ma nulla sottrae agli appassionati di drammi polizieschi. Convince, vuoi per la prova di recitazione, di alto profilo; vuoi per la narrazione, tesa e a tratti evocativa, ficcante quanto basta. E, per chi lo desidera, dà da riflettere, ancora una volta, su quanto risulti labile, nell’umana natura, il confine tra realtà e follia.

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