Così è… se pare a Ricci

Così è… se pare a Ricci

Premettiamo immediatamente che, un tantino, il ‘ragazzo’ se l’è andata a cercare. Quei suoi modi da gagà, il ciuffo costantemente in primo piano, l’aria strafottente e la parlata da Milanese imbruttito, di certo, non hanno fatto lievitare il suo portfolio di amici.

Il tono da sbruffone, l’arroganza, talvolta e, ancor peggio, l’amore incontrollabile per la battura, ‘meglio’ se a sfondo sessuale hanno, poi, fatto precipitare la situazione. Giambruno, in sintesi, ha scritto e sentenziato da solo il proprio destino, incurante di quel che i suoi comportamenti potessero generare.

Invidia, di certo e gelosia, che non manca mai verso chi si configura come ‘unto dal Signore’. In questo caso specifico, dalla Signora Presidente del Consiglio che pare, secondo il vociare di molti, aver spianato la strada alla carriera del suo – oramai – ex.

Il first gentleman d’Italia era mal sopportato. Ostico da digerire, in quanto, primariamente ‘compagno di‘. E vai a spiegare che il mestiere di giornalista, il nostro, lo faceva già. Come un puzzle perfettamente configurato, anche la figura del conduttore si è andata, ad un certo punto, ad inserire in un disegno preventivo, dove ogni cosa è necessario aderisca al resto, senza possibilità di domande né, tanto meno, di risposte.

Ecco, allora, che ‘giustizia è – finalmente – fatta’. Per un verso o per altro, la vicenda era iniziata… prima ancora di iniziare. Sembra che i primi fuori onda di Giambruno risalgano già a qualche mese fa e che Ricci, Robin Hood degli scoop, abbia lavorato ‘quatto quatto’ – e nemmeno troppo – par accaparrarsi quanto più materiale possibile. Occhi e orecchie all’erta, come d’abitudine, il papà di Striscia avrebbe colto quel che c’era da afferrare, agevolato, nella circostanza, dall’atteggiamento leggero e un po’ sconsiderato della sua preda.

Quale miglior occasione – viene da pensare – per leccarsi i baffi? Una tavola apparecchiata di ‘Giambrunate’ e lui, dall’altra parte, a sfregarsi le mani, pregustando quel che, più in là, sarebbe successo. Una bomba, ben congegnata. Del resto, il gossip rappresenta, da sempre, il core business dell’accumulatore seriale di audio rubati, parole orecchiate di nascosto, confidenze rivelate a milioni di spettatori, che diventano notizia.

Una stoccata, questa, che non fa che integrarsi in un elenco infinito di nomi, compreso quello del datore di lavoro dello stesso Ricci. Uno, a dire il vero, la cui fama lo precede e di cui in molti hanno timore. Forte di un metodo di lavoro fatto di pochi e selezionati contatti all’esterno. Presente, eppure sapientemente misterioso. Che la resa al pubblico sia stata concertata con la Premier? C’è chi si domanda persino questo, mettendo in discussione ciò che, almeno all’apparire, costituirebbe un danno per la Meloni.

Tuttavia, a Cologno Monzese lo sanno bene. Ricci è un cane sciolto, uno che lavora in autonomia, che non ha mandanti, né tanto meno padroni. Uno che, nel lanciare stilettate non ha problemi, anche quando riguardano la sua stessa Azienda e, per tale ragione, si fregia di fare la differenza.

Questa, la sua versione dei fatti: “Mercoledì mattina, sulla scrivania mi trovo la rivista Chi (edito da Mondadori, della famiglia Berlusconi, ndr), con in prima pagina la foto del first gentleman in un campo di grano, a guisa di papaverone o spaventapasseri. All’interno, veniva esaltato il cuore ‘gitano’ e il ciuffo del giornalista, che sarebbe priapescamente cresciuto con gli ascolti. ‘Acciderbola – ho pensato – l’astuto cardinal Signorini si sta preparando a celebrare una beatificazione’. Siccome sono un laico, specie in estinzione, ho una naturale diffidenza verso i nuovi santi…“.

Ancora, ha proseguito: “Ho pensato subito di utilizzare l’antidoto. Da una fortunosa pesca estiva avevo due fuori onda del giornalista, in frigo. Li ho usati. Così come son solito fare…“.

Qualche lombrosiano potrebbe obiettare: ‘Potevi mandarlo senz’audio, non ci vogliono mica dieci anni per capire che soggetto è, basta solo vedere come cammina’. Lo so, a volte son didascalico. È un mio difetto“, ha poi ironizzato. “La cosa che mi ha più stupito di tutto il dibattito è che, per il 90% dei giornali, sembra impossibile che possa esistere qualcuno che prende iniziative di testa sua e non sia un mero ventriloquo. Un’anomalia da censurare”.

D’altronde, ad oggi, chi altri avrebbe potuto permetterselo?

In ultimo, la risposta alla Meloni: “Per quanto riguarda la pioggia sulla roccia, magari non scalfisce subito, ma può far nascere un bell’arcobaleno“.

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