Ciao, ragazza con la pistola… carica carica di talento

Ciao, ragazza con la pistola… carica carica di talento

Aveva la fama di persona difficile. In più ero molto timido… Invece scoprii una persona spiritosa, un’attrice dai tempi comici straordinari. Restavo a guardarla mentre dava le battute, come faccio quando mi trovo davanti ad uno più bravo di me… era una persona semplice, con tanta voglia di ridere, provare. Quando è così, ti senti libero di sbagliare, di osare. Soprattutto, cerchi di imparare i segreti“.

E, ancora: “Era consapevole e attentissima alla propria immagine sullo schermo e sapeva proteggerla fuori. Era un animale cinematografico, sapeva stare davanti alla macchina da presa, cosa non facile. Devi gestire il fatto che il tuo viso sarà grande come un palazzo, i tuoi occhi larghi tre metri… Con Monica, il divertimento era sul set. Una professionista perfetta, che non aveva perso di un grammo la consapevolezza che si tratta di un gioco. Era piena di divertimento“.

Così, ce la riassume Giancarlo Giannini: “Monica è stata capace di spaziare. Sapeva essere drammatica e incredibilmente comica. Sapeva usare voce e corpo e il coraggio nella scelta dei ruoli“.

E, a fronte della testimonianza di un collega, c’è il ritratto che ne traccia la gente del popolo, quella che l’ha vissuta in condizioni diverse, al di là delle riprese.

Racconta, dell’attrice, la proprietaria della merceria sotto casa: “Veniva qui. Aveva gusto… Comprò la camicia da notte nera di Gianfranco Ferré e la usava per le serate“. C’è una vestaglia, in particolare. Le piaceva talmente tanto, “che la indossava ad ogni intervista… Era forte di carattere. Si faceva valere… Si percepiva che era una grande attrice“.

Qualcuno potrebbe definirla come una sorta di Alberto Sordi in gonnella, capace di riassumere il senso dell’esser donna, in ogni sua sfaccettatura. Una vita lunghissima, la sua, oltre novant’anni. Una carriera ancor più straordinaria.

A dare la notizia dell’addio Walter Veltroni, incaricato da chi alla donna, è stato legato per anni. Ultimo capitolo, dopo la lunga malattia degenerativa che, dal 2001, l’ha costretta in casa.

Buffo. Era già morta, con dovizia di particolari, quando, nel 1988, il quotidiano francese Le Monde, con tanto di titoli in ultima pagina, scrisse: “Monica Vitti è morta. Si è suicidata nel suo appartamento romano“. Lei ne rise, allora, ringraziando per averle, scaramanticamente, allungato la vita.

Un coacervo di ironia, talento, bravura, bellezza – Lei, che non accettava un’altra ‘bionda’ sul set al servizio del Cinema italiano.

In tanti, in queste ore, la piangono. Dal canto nostro, vogliamo ricordarla, rispolverando uno tra i ruoli che ci ha indotto ad amarla di più…

Ma chista chi è?”, domandava un interdetto Carlo Giuffrè. “Ma tu chi sei?”, facevano eco i due bravi. “Assunta sono!” “Ma nonsignore, io la chiatta volevo!

Si apriva così, tra il serio e faceto, una tra le scene più esilaranti del Grande Schermo. Protagonisti della performance Aldo Giuffrè e Monica Vitti, per l’appunto, magistralmente diretti dal Maestro Monicelli, nel 1968.

Appunto, che stiamo a perdere tempo. Oramai disonorata sono. E a mia mi devi sposare. Chiaro?”, ribadiva perentoria La ragazza con la pistolaquesta la pellicola in questione rapita per errore, al posto della cugina Concetta.

Così, in un susseguirsi di colpi di scena che strappano il sorriso ma , intanto, scavano nella riflessione, il cineasta affrontava il tema della ‘fuitina’, vestendolo ad escamotage, per regalare al suo pubblico la cronaca di una Società, alle prese con un cambiamento generazionale.

Un’istantanea irriverente e scanzonata, in cui l’identità moderna di una Swinging London dai toni effervescenti soverchiava la tradizione ingessata di una Sicilia millenaria. E il maschio alfa, ormai detronizzato, era costretto a fare i conti con l’universo femminile…di cui Monica, ancora una volta, ha saputo rendersi interprete Regina.

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