Treviso, anziana cade per strada. La soccorre l’autista di un bus

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Treviso, anziana cade per strada. La soccorre l’autista di un bus

E’ di questi giorni la polemica sul Pio Albergo Trivulzio. Le indagini, per inciso, riguardano la mancanza di mascherine e le scarse informazioni fornite alle famiglie. Lo smart working, d’altronde, aveva ridotto anche il personale. 

La questione coinvolge la storica Residenza milanese ma, in generale, tutte le Rsa, tra cui l’Istituto Palazzolo Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano ed una casa-famiglia di Affori. Nei contesti in questione, sono decine e decine gli anziani deceduti; altrettanti, gli operatori ammalati.

Numerosi, come plausibile, gli esposti e le denunce. Insomma, nelle Residenze socio sanitarie della Lombardia si muore di più, tanto da indurre la procura di Milano ad avviare un’indagine.

Inutile dirlo, lo scontro tra fazioni politiche non si è fatto attendere. Il Pd sta incalzando sugli errori della Regione. Scarsa capacità di gestire l’emergenza e una riforma sanitaria non decollata, che avrebbe aiutato il territorio a non far diventare i pronti soccorso veri e propri focolai. Stanno partendo anche le ispezioni del ministero della Salute, che chiederanno le informazioni e verificheranno gli atti, con l’aiuto dei carabinieri del Nas.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, reclama a sua volta chiarezza, colpito dalle immagini delle bare accatastate perfino in chiesa, poiché nell’obitorio della residenza non c’era più posto.

Destra e sinistra hanno intrapreso, quindi, il solito gioco a rimpiattino sulle rispettive responsabilità, in un avvicendarsi di accuse che, a ben guardare, al momento non aiuta nessuno.

Fin qui, la cronaca. Che infastidisce, certo, ma della quale non possiamo che prendere atto.

Un solo gesto di solidarietà per un’anziana

Poi c’è il quotidiano. Quello, ad esempio, che ci racconta che, a Treviso, mentre tentava di attraversare la strada tra le vie del Centro Storico, un’anziana sarebbe caduta.

Le numerose fonti locali riportano di un resoconto pressoché identico. Nessuna reazione. Nessuno si sarebbe scomodato a dare una mano alla signora in difficoltà. Alcuni automobilisti, anzi, avrebbero scansato la donna, impossibilitata ad alzarsi da terra. Almeno fino all’intervento di un autista della linea urbana 21. Il solo pronto a soccorrerla.

Il tentativo di rintracciare l’autista per dirgli grazie

Una volta al sicuro – riferisce TrevisoToday – la signora avrebbe contattato la Questura, nell’intento di porgere il doveroso ringraziamento al suo salvatore. Una richiesta, accolta nell’immediato.

Tutto bene, dunque. C’è perfino il lieto fine.

Noi: esseri umani

Quello che porta a riflettere è altro. Ci si chiede. Chi siamo? Siamo gli stessi che, affacciati ai balconi, sventoliamo bandiere tricolore per sublimare il nostro senso di amor patrio? Siamo quelli che aderiscono alle iniziative di solidarietà, promosse in deterrenza all’emergenza Coronavirus? Siamo i medici, gli infermieri… che ogni giorno rischiano la vita per difendere quella altrui?

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Oppure siamo quelli descritti da Dante nel III Canto dell’Inferno? Siamo così piccoli e miseri, da non volere neppure accorgerci di ciò che accade al nostro fianco? E’ la paura a renderci ciechi? Tra tanta indifferenza, cosa resta di umanità?

Quesiti, certo by-passabili, con la stessa leggerezza con cui si è by-passata l’anziana protagonista di questa storia. Eppure poi si torna a casa. Ci si guarda allo specchio e qualcosa, dentro, rimane. Una macchiolina, pressoché invisibile, che però l’occhio consapevole sa riconoscere e la rintraccia ogni giorno, ogni volta che fa i conti con se stesso.

Rimane lì, immobile, silenziosa, a solleticare la coscienza. Dorian Gray degli anni 2000, gongoliamo fieri della bella immagine che diamo di noi. Fin quando, almeno, non ci viene richiesto di esporci in prima persona.

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