Storia della Caprese: quando non si tratta solo di dolci…

Storia della Caprese: quando non si tratta solo di dolci…

Vedi Napoli e poi muori… vedi Capri… e t’innamori‘. E se, ti trovi davanti agli occhi una… Caprese?

Il cuore è morbido, umido, inaspettato, a fronte della scorza croccante, che ricorda le rocce di un’isola, tra le più desiderate del Mediterraneo. Scoscesa, storicamente priva di sorgenti d’acqua dolce, eppure naturalmente incline alla mitopoiesi, come al terrazzamento panoramico.

Capri regina del queerness. Eccentrica per natura, prima ancora che per scelta. Osannata e ritratta da pittori, poeti, registi. Prediletta dagli edonisti; status symbol per quanti, bisognosi di ostentare al mondo il grado del proprio benessere, ne facevano la meta preferita in cui rifugiarsi lontano dalla ‘folla’, epicentro – invece – del Jet Set.

Il fucsia delle bouganville, qui, si confonde con i toni sgargianti delle camicie aperte sul petto; limoneti e gelaterie, rupi e boutique, scogli e piazzette: Anacapri e Capri, per dirla in sintesi.

E ‘alla caprese‘ hanno voluto vivere per qualche ora, per qualche giorno, per mesi… scrittori e biologi, principesse, pittori, ministri e faccendieri.

Contaminata, suona oggi alla guisa di uno Stradivari in mano ad un musicista inesperto. Impressa nei suoi pregi, intarsiata nei difetti. Defraudata di tutto eppure immutabile, appena ci si ferma a respirarla. Con le lucertole che sì – persino loro – sono azzurre anziché verdi, in mimesi con le sfumature dell’acqua. Con i limoni ‘femminielli‘, che sfoggiano la stessa vivacità dei capi di Emilio Pucci. Con la sua Torta alle Mandorle – così la chiamano gli oriundi – un disco al cioccolato. Una massa uniforme e scura – interrotta appena da schegge di mandorle tritate – misteriosa come sa diventarlo, a notte fonda, la baia di Marina Piccola

Sulle origini della caprese si discute, si favoleggia… c’è chi ne attribuisce la nascita, nella metà degli anni ’40, al desiderio espresso per bocca di una dama della diplomazia russa, conosciuta come La Principessa. Ospite presso Villa Vismara, venne presto accontentata dalla solerzia di Jolanda, custode del parco presente all’interno della proprietà e grande raccoglitrice di mandorle. Il cioccolato, quello, lo avevano fornito gli Alleati. Ci volle poco perché prendesse forma un dolce con i sapori dell’infanzia distante e aristocratica, come chiesto dalla nobil donna.

E se, per quanto riguarda le decorazioni, non esistono versioni inesatte, ogni famiglia possiede la propria ricetta. Chi aggiunge il Limoncello, chi lo Strega, chi l’Amaretto, chi qualche goccia di Rum. Chi la pretende così, pura, ruvida, nell’espressione più autentica di se stessa.

Ciascun morso – di rigore ben dosato di burro – deve rappresentare una sorta di viatico per abbracciare l’ignoto. Un tuffo nel vuoto, senza rete e rigorosamente senza farina, proprio come fece l’inventrice o l’inventore della torta. Un salto nel buio, in direzione della dark side di un luogo talmente luogo, da ambire a diventare ‘non luogo’, disconnettendosi da sé.

…oh dolce cintura nera di immaginazione, indulgente invito a mettere da parte il visibile, per quanto attraente e ad accettare l’invisibile, per quanto indecifrabile…“.


RICETTA TORTA CAPRESE

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