‘Alla stazione c’erano tutti, con gli occhi rossi e il cappello in mano…’

‘Alla stazione c’erano tutti, con gli occhi rossi e il cappello in mano…’

Giù le mani dalle mogli degli altri. Codardo, togliti cintura e pistola e difenditi dai mariti”. In provincia di Lecco, i conti si risolvono a suon di scritte sui muri. Palesemente rivali, si lancia il guanto di sfida, secondo un rituale antico, seguendo i ritmi dei tempi moderni…

E’ accaduto nel comune di Bellano, dove un maresciallo della stazione locale dei carabinieri è stato apertamente tacciato con l’etichetta di Don Giovanni. Così, il 56enne tombeur de femme avrebbe finito per scatenare l’ira di un esercito – per fortuna ristretto – di mariti gelosi. E no, non si tratta di una trovata pubblicitaria, anche se tanto ci assomiglia. E’ tutto vero. Suffragato, nei fatti, dall’allontanamento del protagonista dal proprio posto di lavoro, per motivi di ‘incompatibilità ambientale’.

Bellano

Respinte, nell’immediato, le accuse accompagnate dall’immancabile giustifica: “Non è vero niente – pare abbia confidato l’uomo agli amici più stretti –  vedrò se procedere per diffamazione contro ignoti. Non la vendetta di mariti gelosi, ma solo il tentativo di farmi cacciare via, da parte di qualcuno che ce l’ha con me. Non riesco ad immaginare di chi possa trattarsi: non ho mai avuto screzi con nessuno“.

Di fatto, come ogni copione che voglia esser considerato tale, è stata prontamente aperta un’inchiesta. Partita, sia chiaro, non per mano del diretto interessato, bensì per via della denuncia per vandalismo presentata dai proprietari dell’immobile, sede delle minacce. Il Comando provinciale indaga, quindi, per verificare sull’accaduto.

Intanto, il sindaco, Antonio Rusconi ha fatto rimuovere le ingiurie. Cancelliamo, per quanto possibile, la magagna. Mettiamoci una pezza su, nella speranza che la faccenda si chiuda qui. Nell’attesa che qualcuno parli? Forse. Semmai, meglio ancora, che le chiacchiere scemino, dissolvendosi. “E fu così che, da un giorno all’altro, Bocca di Rosa si tirò addosso l’ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l’osso…”. Parafrasi della vita, aveva previsto tutto De André. Faber l’affabulatore aveva l’occhio lungo, sapeva come vanno queste cose. Ce ne ha insegnato il prologo, ce ne ha cantato, financo – poeta del raccontare – l’epilogo:

Persino il parroco che non disprezza
Fra un miserere e un’estrema unzione
Il bene effimero della bellezza
La vuole accanto in processione

E con la Vergine in prima fila
E bocca di rosa poco lontano
Si porta a spasso per il paese
L’amore sacro e l’amor profano
“.

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