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Come ti ‘Addobbo’, per l’occasione…

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La tradizionale Festa degli addobbi, istituita nel bolognese nel 1566, viaggia a stretto braccio con le celebrazioni, altrettanto se non più remote, del Corpus Domini.

Se, infatti, il nome le deriva dai drappi, appesi alle finestre per l’occasione, in realtà, la ricorrenza a cui si ispira è datata 1264, per istituzione di papa Urbano IV, resa solenne dal cardinale Ottaviano degli Ubaldini. Così, di abitudine in abitudine, ogni parrocchia la effettua, ogni dieci anni.

Va detto, l’epoca di maggior fasto si raggiunse nel Settecento, periodo in cui l’avvenimento ebbe a trasformarsi in una sorta di gara cittadina, con tanto di restauri e abbellimenti lungo tutte le strade. “Uno sfoggio di arte prospettica. Una esposizione di quadri, sotto i portici e nei loggiati delle abitazioni. Un’occasione per gare poetiche, una lieta festa di colori e di suoni“. Tanto che persino il più famoso stampatore cittadino, Lelio dalla Volpe, ne volle conservare testimonianza, pubblicandone la puntuale descrizione.

Fu la soppressa parrocchia di San Matteo delle Pescarie, nel 1776 e poi, ancora, nel 1796, ad offrire un apparato scenografico impressionante, tanto che – in virtù di quest’ultima performance – le truppe francesi che precedevano l’arrivo di Napoleone, entrate in città al comando del generale Augerau, la delegarono – ingenuamente – ad un’accoglienza trionfale nei loro confronti. Così non era, tanto che Bonaparte abolì presto la celebrazione e si dovette attendere il 1818 per vederla ripristinata. Da allora, l’usanza riprese, anche se in maniera molto più misurata e sobria.

Riguardo a quell’ultima Festa, Giacomo Leopardi scrisse: “una cosa bella e degna di essere veduta, specialmente la sera, quando tutta una lunga contrada, illuminata a giorno, con lumiere di cristallo e specchi, apparata superbamente, ornata di quadri, piena di centinaia di sedie tutte occupate da persone vestite signorilmente, par trasformata in una vera sala di conversazione.” Rispetto al passato rimasero inalterate l’esposizione dei drappi (o zendali), tesi da casa a casa, nei percorsi della parrocchia interessata; le processioni (durante le quali tutt’ora vengono esposti tappeti e fiori alle finestre) e le tradizioni gastronomiche (la famosa e gustosissima torta di riso). Un omaggio all’Eucarestia, attraverso una sana e genuina rappresentazione popolare…

Ed è proprio a quest’ultima preparazione che intendiamo dedicarci. Il dolce, offerto – in via della cerimonia – ad amici e parenti, prevede una ricetta originale depositata ma, come sovente accade, ogni famiglia ne vanta una personale versione, che arricchisce o alleggerisce a piacere. Generalmente, le due più note sono quella compresa di amaretti, canditi e liquore tipica, oramai, delle ricorrenze natalizie e pasquali; e una seconda, più leggera, ideale per il resto dell’anno.

TORTA DEGLI ADDOBBI

Ingredienti (per 35 x 28 cm):
  • 1 l latte intero
  • 160 gr riso Carnaroli (o Arborio)
  • 100 gr mandorle (tritate grossolanamente)
  • 100 gr amaretti sbriciolati
  • 100 gr di cedro candito
  • 100 gr panna fresca liquida
  • 7 uova intere
  • 3 tuorli
  • 300 gr zucchero semolato
  • 1 bacca vaniglia
  • scorza di un limone naturale

PER LA BAGNA:

  • 100 gr zucchero
  • 100 gr acqua
  • 50 gr liquore all’amaretto
Preparazione:

Versate nella stessa pentola zucchero, riso, latte, scorsa grattugiata di limone, semi e baccello di vaniglia, svuotato. Amalgamate il tutto e cuocete a fuoco medio, per un’ora, mescolando di tanto in tanto, finché il riso non risulterà cotto e il latte ridotto.

Versate il composto in una pirofila, bassa e larga. Eliminate il baccello di vaniglia e coprite con la pellicola trasparente.

Lasciate raffreddare, quindi, a temperatura ambiente. Poi, inserite in frigo, per un tempo di 12 ore. A questo punto, mettete il composto di riso in una ciotola e aggiungete panna e uova intere. Mescolate con una frusta e unite i tuorli. Mescolate ancora.

Aggiungete le mandorle frullate, il cedro candito a cubetti e gli amaretti, sbriciolati. Versate, di seguito, l’amalgama, in uno stampo imburrato, alto almeno 3 cm. Cuocete in forno statico preriscaldato a 175°, per un’ora, nel ripiano basso.

Nel frattempo, preparate la bagna: inserite l’acqua e lo zucchero in un pentolino e portate ad ebollizione. Aggiungete il limone e lasciate sobbollire, per tre minuti. Quando la torta sarà cotta, estraetela dal forno e, con un pennello da cucina, inzuppatela in modo uniforme con la bagna.

Tagliatela, dunque, a quadrotti e servitela.

N.B. torta si conserva, per circa 2 giorni, a temperatura ambiente, coperta da una campana. In sostituzione all’amaretto, si possono adoperare anche succo d’arancia o aroma di mandorle. Il cedro potrà invece sostituirsi con arancia candita.

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