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Vorrei chiederti di fare ancora rumore

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Scricchiola. Questo cuore mio è irrequieto. Traballa, di nuovo che, uno via l’altro, mi state lasciando qui da sola. Ed io che ci faccio poi? Quale diventa il senso del mio esistere?

Ma pure tu, Raffa, non potevi aspettare ancora un po’? In fondo cosa ti sarebbe costato qualche anno in più che, io lo so, di cose da dire ne avevi ancora e parecchie. Ne sono certa. E pure di gente a cui regalare un sorriso. Mannaggia a te, che il senso del ritmo me lo hai trasmesso quando quasi, ancora, non mi reggevo neppure in piedi. E invece ora?

La pista pare vuota. La mia Maga Maghella… Penso, negli anni, di averti scarnificata. Occhi nei tuoi, mi hai appassionata. Osservavo, di te, le movenze, le studiavo. Di più, le divoravo. Poi, crescendo, è stata la volta del trucco. Ricordo pure il maquillage che mi ha colpito di più, in assoluto. E sì che tutti erano speciali, a cominciare dai make up, in pieno stile sixties. Ma a quello, in particolare, credo di essermi legata all’istante.

Incollata al video, ho trascorso giorni incurante di quel che mi accadeva attorno, nel tentativo di decifrare la sfumatura che ti vestiva la palpebra. La tecnica con cui si distribuiva il colore: prima scuro, poi luminoso, al centro; poi, ancora scuro, la trovavo geniale e sicuramente, non l’avevo mai vista prima.

Del resto, tu sei sempre stata così, una totalmente all’avanguardia, senza mai – peraltro – farlo pesare. Una battagliera, armata del dardo più invincibile: il sorriso. Caspita, ricordi Carrambà…? 40 ragazzi da truccare, ogni puntata… e poi i familiari, presenti per la sorpresa, i vari ospiti… Che scarpinata, ogni volta. Eppure la fatica non si percepiva nemmeno, C’eravate ancora tutti e due: Tu e il tuo affezionatissimo Gianni… che tipo Boncompagni. Un enigma, per chi lo intravedeva solo di sguincio.

E invece Tu, sempre Tu, rimanevi così cristallina. Sembravi una bambina condotta alle giostre, con quegli occhi perennemente avvezzi allo stupore e non era manierismo. Si percepiva che eri vera.

Oh, cara Raffa, quante potrei raccontartene adesso. Ma poi penso che forse non avresti gradito che qualcuno ti rammentasse, dovendo tenere il volto girato all’indietro. Troppo propensa, indimenticabile Caschetto biondo, a guardare al domani. Ti buttavi nelle nuove esperienze con entusiasmo, dedizione, fantasia e quel tocco di fatalismo che, di tanto in tanto, non guasta.

Sai, la cosa più assurda è che, nel pensarti, mi invade una valanga di gioia. D’altronde, so di non averti perso. Sei lì, incastonata in una zona non ben definita, tra le mie ossa e il mio cuore. Buffo, tra i tanti ricordi mi torna alla memoria quel che si vociferava sulle tue calze… ed io pensavo: “Ma che ve ne frega… saranno o no affari suoi?“. Poi ho imparato che ogni donna dello spettacolo – e non solo – tiene ben custoditi i suoi segreti e i tuoi, a dire il vero, mi sembravano così ingenui… così pedonabili…

Insomma, ti dicevo, ci sei stata quasi da subito, in tanti modi diversi e, ora che da questa tua esistenza ti ritiri, pare, un pochino, debba farlo anche dalla mia. Quando l’ho saputo mi sono fatta seria, di botto. Mi ci è voluto un po’ per digerire l’accaduto ma è successa una cosa insolita. D’emblée e poi ancora adesso, continuo a non trovare ragioni per piangere. Gli occhi sono asciutti e anzi, quella luce che ti portavi appresso mi deve essere, per errore, rimasta un po’ addosso perché mi vedo più bella, almeno adesso che scrivo di te.

Lo so, il tempo del commiato è vicino ma come te lo dico? Ciao Raffa? In effetti, potrebbe essere l’ipotetico titolo di un tuo prossimo programma. Allora sì, dai, mettiamola così. Ciao, nostra Signora indiscussa della Tv.

Fuori è buio, ora, ma domattina ricomincerà a splendere il Sole. Tu che progetti hai? Scommetto che ti sveglierai, ti affaccerai alla finestra e penserai che è la giornata giusta per fare tante cose.

Corri, dunque, e non te ne perdere neppure una…

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