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Musica? Non vi crucciate. Suona ancora… bene

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Un anno e mezzo di pandemia. E allora? Cosa c’è di più esplicativo, liberatorio, inutilmente necessario della musica? Dunque, in termini di bilancio, i primi sei mesi del 2021 rappresentano, di per sé, un pacchetto… niente male; della serie: … “Qui tutto bene. Nonostante il clima, siamo in ottima salute!“. Almeno in campo di vendite, stando ai dati FIMI, vale e dire la Federazione che riunisce l’Industria Discografica Italiana. Nel primo semestre dell’anno in corso – dicevamo – si è registrato un aumento del 34,27%, per un incremento del giro di affari di 128,6 milioni di euro. Un mercato, che interessa pressoché unicamente il digitale, con più di 100 milioni di euro e in cui capeggia lo streaming, con 97,5 milioni di euro.

Eppure.. eppure… anche la ‘vecchia guardia’ si fa sentire – che, detto così, suona ‘ a fagiolo’. Nel senso che pure le vendite di vinili e cd aumentano del 106%, rispetto al 2020. Il fattore, forse, più interessante tra quelli emersi, secondo il quale il ‘fisico’, nel suo insieme, raccoglie 24,1 milioni di appassionati, a fronte degli 11,6 milioni dei primo periodo dell’anno precedente. Sfumature vintage? Perché no. In un momento, come quello attuale, in cui le certezze stentano a manifestarsi, del resto, è quasi naturale voltarsi a ricercare quel che, eletti a punti fermi, ci ha accompagnato nel passato. Un’ottima performance, dunque, che vede eccellere i vecchi dischi. L’acquisto è aumentato del 189,3%, per un valore di 12,5 milioni di euro. Meno d’antan i cd – forse anche meno romantici – che comunque, un po’ a sorpresa, avanzano, fino al 52,2 %.

Vento in poppa – inutile sottolinearlo – se parliamo di streaming a pagamento. Sempre a detta del report, ha ormai toccato quota 67 milioni di euro (il 41% in più). E, se il comparto video vale 14 milioni di euro (più 47,7%), cala – invece – del 17,6% lo streaming gratuito, supportato da pubblicità, il cui valore si attesta sui 15 milioni.

Sorte avversa, al contrario, per il download: 25,6% in meno e un abbattimento del giro d’affari a 2,6 milioni di euro. Riflesso, ancora una volta, dell’avanguardia che avanza. E, se tutto cambia nulla cambia, come suggeriva il buon Vico, esistono i ‘corsi e ricorsi storici’.

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